I conti in tasca (e i traffici) terminal per terminal: chi ha il boom e chi no
Il report di Fedespedi mette ko il dogma della stagnazione: ci sono realtà che corrono...

Nave portacontainer in Darsena Toscana a Livorno
MILANO. Il dogma dei traffici container ormai inesorabilmente stagnanti l’hanno mandato in frantumi le cifre di Assoporti sulla movimentazione complessiva nei porti made in Italy: nel 2025 ha raggiunto quota 12,8 milioni di teu, quasi 900mila in più di dodici mesi prima, cioè oltre sette punti percentuali in più (e anche il tonnellaggio complessivo delle merci transitate dalle banchine tricolori mostra un netto segno “più”: con una crescita del 6,3%, che comunque resta al di sopra dei quattro punti percentuali anche se togliessimo dal conto i prodotti petroliferi che fanno corsa a sé).
La prova del nove arriva con ancor maggiore evidenza da parte del dossier di Fedespedi che, a cadenze fisse, mette sotto la lente di ingrandimento l’analisi economico-finanziaria dedicata ai 19 principali terminal contenitori del nostro Paese, che hanno totalizzato l’87,7% del traffico nazionale (e fatto registrare un incremento del 7,6% su base annua).
Lo sottolinea soprattutto il risultato di una serie di terminal specifici – un largo ventaglio che arriva a poco meno della metà delle 19 realtà esaminate – che offrono rilevanti performance sotto il profilo della crescita percentuale dei volumi movimentati. Eccoli:
- Vado Gateway (Vado Ligure): in testa c’è questo balzo del 74,7% (con appena meno di 550mila teu movimentati).
- Bettolo (Genova): qui l’incremento vola al 56,8% e si superano i 112mila teu.
- Terminal Flavio Gioia (Napoli): l’impennata è del 36,6% totalizzando più di 191mila teu, e schizzando al primo posto su scala nazionale in termini di efficienza operativa misurando la proporzione sia riguardo alla superficie (quasi 58mila teu per ettaro) sia al numero di lavoratori (3.901 teu per dipendente).
- Roma Terminal Container (Roma): l’aumento è del 29,2% arrivando a poco più di 95mila teu.
- Venezia Container Terminal (Venezia): la crescita è pari al 19,9% che consente di oltrepassare i 348mila teu.
- Terminal Darsena Toscana (Livorno): mette a segno un aumento del 18,1% e supera la soglia dei 450mila teu movimentati.
- Salerno Container Terminal (Salerno): in questo caso parliamo di un incremento pari al 16,2%, in tutto 416mila teu e qualcosina.
- Medcenter Container Terminal (Gioia Tauro): l’incremento è di 14 punti percentuali e permette di sfiorare i quattro milioni e mezzo di teu movimentati, di gran lunga «il volume più elevato tra i terminal analizzati».

Dossier Fedespedi, le cifre nei principali terminal contenitori del nostro Paese nel 2025
Vale poi la pena di segnalare che la netta flessione del terminal Tmt di Trieste – oltre 28 punti percentuali in meno – è, secondo il report, «da imputare alla riorganizzazione dei servizi delle compagnie a seguito della separazione tra Msc e Maersk e la nascita della nuova alleanza Gemini Cooperation, tra la stessa Maersk e la tedesca Hapag Lloyd». Da aggiungere anche che alcuni fra i più grandi terminal del Bel Paese, cioè Genova Pra e Lsct La Spezia, mostrano un qualche arretramento, sia pure di poco (meno 2,8% quello genovese e meno 2,0% quello spezzino).
Questi sono i numeri dei traffici e ovviamente stanno alla base di tutto. Ma altrettanto rilevante è la colonna dei ricavi, forse ancor più significativa se pensiamo allo stato di salute delle aziende. Ecco che il report indica l’andamento dei fatturati e mette nero su bianco un’altra graduatoria in base all’incremento che hanno avuto.
- Bettolo Genova: in crescita del 69,5%, fatturato di 11,16 milioni di euro
- Vado Gateway: in crescita del 60,5%, fatturato di 58,03 milioni
- Terminal Flavio Gioia di Napoli: in crescita del 38,8%, fatturato di 28,36 milioni
- Terminal Darsena Toscana di Livorno: in crescita del 29,1%, fatturato 56,93 milioni
- Venezia Container Terminal: in crescita del 28,9%, fatturato di 43,33 milioni
Se invece si guarda all’utile netto dei 19 terminal principali, salta fuori che la crescita dei numeri ha ingranato la quarta. Apparentemente, il valore aggregato indica soltanto un passetto in avanti (più 1,1% rispetto a dodici mesi prima) totalizzando complessivamente 112,9 milioni di euro. Ma è l’effetto di quel che è accaduto per Vado Gateway «principalmente con un accantonamento di circa 36 milioni di euro al fondo svalutazione crediti». Ecco che, al netto del risultato della società, «l’utile netto aggregato delle altre realtà considerate raggiunge 143,5 milioni di euro, con un incremento del 25.1% su base annua».
Dal punto di vista dei dati relativi a occupazione e produttività, viene segnalato che nel 2025 le società terminalistiche analizzate hanno impiegato «complessivamente 4.813 dipendenti», con un fatturato medio per addetto che arriva a 232mila euro («a fronte di un costo medio del lavoro pari a circa 66mila euro per dipendente»).

L’andamento del reddito operativo rispetto al fatturato secondo il report Fedespedi











