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L’approdo turistico della Bellana per la nautica sociale di Livorno

La proposta del Consorzio Nautico che rappresenta “Il popolo delle barchette” – Le soluzioni per salvaguardare l’ingresso al porto commerciale – Tutti i costi ai privati

LIVORNO – Se ne parla da almeno cinquant’anni: e per altrettanto tempo sono stati presentati disegni, estrapolazioni, persino progetti. Chi ha l’età giusta ricorderà che fu costituita dalla Compagnia portuali anche una Spa, la Marina Mediterranea, che fece fare un progetto completo di porto turistico alla Bellana all’architetto Walter Martigli. Un progetto che fu presentato anche in Francia, sulla Costa Azzurra, con studi di fattibilità commerciale affidati a vari consulenti. Non se ne fece di niente per l’opposizione politica, perché i “marina” erano “roba da ricchi”.
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Andrea Cecconi

Oggi la musica è cambiata: anche perché il progetto per il nuovo porto turistico della Bellana non è per un porto turistico ma per un approdo, che dia finalmente spazio alla passione dei livornesi per la barca, in particolare per la barchetta. Con l’obiettivo di “liberare” i Fossi e il Mediceo (che diventerà porto turistico per grandi barche) e di superare la pericolosa fantasia di chi vorrebbe trasferire le barchette labroniche a Bocca d’Arno o altrove.
Così è nato il progetto Bellana che è stato presentato giovedì alle istituzioni e ai cittadini interessati in una mattinata al LEM con tanto di rendering in stampa, proiezione di un filmato di animazione, interventi del progettista e dei tecnici delle istituzioni.
L’introduzione l’ha fatta Piero Mantellassi, storico presidente del Consorzio Nautico Livorno che raggruppa – come ha specificato lui – il 95% della piccola nautica labronica, ovvero “il popolo delle barchette”. Il progetto dell’approdo turistico della Bellana è stato presentato dal suo estensore, l’ingegner Andrea Cecconi dello Studio di Ingegneria e Strutture, che si è avvalso di un qualificato team di professionisti con collaborazioni di altissimo livello (Renzo Piano, per citarne uno). Hanno poi parlato per la parte di loro competenza l’ingegner Umberto Campana per l’Autorità portuale, il pilota Fiorenzo Milani e i rappresentanti delle istituzioni gli assessori Massimo Gulì e Piero Nocchi. Ovviamente sono piovute le domande del pubblico, più che altro sulla realizzazione pratica, i suoi costi, i suoi tempi e le resistenze ancora in atto.
Il progetto – è stato ribadito dall’ingegner Cecconi e dallo stesso Mantellassi – è al momento una indicazione di larga massima, una specie di studio di partenza. Ma non è certo un lavoro estemporaneo. Per mesi ci sono state consultazioni con tutte le istituzioni che hanno competenza in materia: dalla Capitaneria di porto per le problematiche della sicurezza all’Autorità portuale per quelle della concessione e dei transiti, con il Comune per i temi della viabilità e del waterfront e con la Provincia per le compatibilità ambientali. Si è superato l’ostacolo della Soprintendenza delle Belle Arti, che non ne voleva sapere nel nome della protezione della spiaggetta della Bellana (spiaggetta che ormai da anni esiste solo sulla carta) con una paziente opera di informazione. Anche le soluzioni progettuali più sostanziali, le dighe di protezione, la passeggiata a mare che dalla terrazza Mascagni dovrebbe arrivare alla testata della Vegliaia, il “ricciolo” di scogliera dal Morosini eccetera, sono state oggetto di svariati confronti e di svariate proposte.
Non è detto che quanto appare dal rendering presentato da Cecconi e Mantellassi debba essere la soluzione definitiva, anzi: mancano ancora tutti gli studi relativi al moto ondoso, alle correnti, ai raggi di evoluzione delle grandi navi alla bocca sud del porto, ed altro. Tra le ipotesi alternative, è stata presentata anche quella di scorciare alla metà la diga della Vegliaia, per facilitare la rotazione delle grandi navi all’ingresso e specialmente all’uscita dall’avamporto. Una soluzione difficile da accettare come realistica, viste le problematiche che creerebbe al moto ondoso alla bocca del porto: e le resistenze immaginabili dalla stessa Soprintendenza. Sono indicazioni, proposte, suggerimenti che ovviamente dovranno essere verificati in base agli studi sulle traversie. E anche la Capitaneria di porto, che sulla sicurezza ha la maggior competenza, alla presentazione in effetti non c’era.
Nei numeri, secondo il progetto l’approdo dovrebbe ospitare 1300 barche di taglia piccola e media (fino a 12 metri), trasferendole dai Fossi che diventerebbero un circuito turistico libero da percorrere con i bateau-mouche sul tipo della Senna parigina. Di costi non si è parlato. Ma Mantellassi ha fatto una solenne promessa: non sarà chiesto un euro al pubblico, pagheranno tutto i privati. Mantellassi è un concreto ed avrà le sue buone ragioni per impegnarsi in modo così drastico. Resta da capire se “il popolo delle barchette” sia dello stesso avviso.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
30 Novembre 2013

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