Visita il sito web
Tempo per la lettura: 2 minuti

Riforma o riformina?

Le ipotesi sui tagli delle Authorities e sulla centralizzazione dei controlli e dei finanziamenti – Il discrimine delle 10 milioni di tonnellate

Maurizio Lupi

ROMA – Parafrasando un vecchio e sarcastico detto marinaro, sulla riforma dei porti sembrerebbe scattato il comando: avanti adagio, quasi indietro. Lo si deduce dall’incrociarsi di ipotesi, anticipazioni, documenti (veri o fasulli), richiami e rivendicazioni (spesso di mosche cocchiere) che circolano. Il tutto, concentrato – a quanto si leggeva fino a ieri – sul tema del “quantum” delle Autorità portuali: solo 6 attraverso gli accorpamenti, solo 12 secondo la prima ipotesi di Lupi, o addirittura salvando tutte le 24 attuali? L’onorevole Vincenzo Garofalo, cui viene attribuita (Alberto Chiara, “L’avvisatore marittimo” di Genova) una stretta vicinanza con il ministro Lupi, avrebbe anticipato che si sta facendo marcia indietro e “potrebbero rimanere tutte e 24 le Autorità portuali italiane”, in contesto di razionalizzazione degli investimenti attraverso la già annunciata Autorità nazionale dei porti.
[hidepost]Ovvio che di fronte ai tre mesi di serrato lavoro della famosa “commissione dei 15” che era arrivata a ben altri risultati, e all’annuncio dato dallo stesso ministro Lupi ai suoi collaboratori più stretti che la riforma “deve arrivare a un documento definitivo entro il 31 marzo” la discussione si sia fatta rovente. Rovente e confusa.
A che punto siano realmente le cose è difficile dirlo, anche se al 31 marzo mancano ormai meno di dieci giorni lavorativi. Circola in queste ore un parametro, proposto dalla sotto-commissione per la “governance” che almeno fornisce un punto fermo: salvare le Autorità portuali di quegli scali che operano dieci milioni di tonnellate di merci all’anno o più. Significherebbe salvare una dozzina di Autorità, in diretta o tramite accorpamenti. Con il vantaggio che per attuare questa “riforma” non ci sarebbe da riformare niente, perché già la norma è contenuta nella legge 84/94 che prevedeva controlli decennali in merito mai avvenuti.
Attuare questo discrimine, e nello stesso tempo centralizzare il controllo degli investimenti, secondo il parametro del rapporto costo/benefici per l’economia marittima nazionale e più in generale per la logistica di sistema, è l’altro obiettivo cui Lupi e i suoi sembrano puntare con forza. In un incontro della scorsa settimana tra lo stesso Lupi, l’onorevole Serracchiani e la segreteria di Renzi, si sarebbe battuto proprio su questa esigenza: centralizzare il controllo della crescita dei porti, degli investimenti e dei progetti, per mettere fine alla “guerra dei pollai” e alla cannibalizzazione tra porti. Sul piatto ci sono circa 14 miliardi di euro da investire: e il paese non può più permettersi di sprecare risorse per le ambizioni dei potentati politici e dei loro “clientes”.
Tutto logico e anche condivisibile. Ma rimane la paura che alla fine – si è già visto in altre riforme di questi tempi – la montagna partorisca il topolino.
Antonio Fulvi

[/hidepost]

Pubblicato il
18 Marzo 2015

Potrebbe interessarti

In ricordo del sor Aldo

LIVORNO.  Forse perché invecchiando il presente richiama sempre di più il passato. O forse perché gli amici veri rimangono legami importanti anche se non ci sono più.  È così che ogni 15 settembre mi...

Leggi ancora

Livorno, restituire è dura

Non c’è stato niente da fare: gli aumenti della retribuzione concessi ad alcuni funzionari dell’Authority del mar Tirreno settentrionale dall’allora presidente Luciano Guerrieri vanno restituiti. La Corte dei Conti, che su segnalazione dell’allora segretario...

Leggi ancora

Livorno, il maquillage del vecchio porto

Bisogna ammetterlo: c’è un impegno dell’Autorità di Sistema Portuale del mar Tirreno Settentrionale nella ripulitura, insomma di un tanto atteso maquillage, a Livorno all’area del Porto Mediceo, anche quella non impegnata dai grandi lavori...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio