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Il nodo Calambrone e altre storie

LIVORNO – Finita la tregua, siamo alla soglia delle Idi di settembre. L’avevamo preannunciato ed eravamo facili profeti: a settembre non ci saranno più alibi. Né a Livorno, né a Firenze e nemmeno a Roma. Il nodo Calambrone in sostanza andrà affrontato, nel quadro più generale ma non generico della darsena Europa. Con altre priorità, dopo la tragedia di Genova, lo sappiamo ed è giusto. Ma non possiamo dimenticare le nostre.

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Riassumiamo: un pò tutte le quindici Autorità di sistema portuale create dalla riforma del 2016 sono a metà del guado. Hanno presentato in genere grandi progetti, qualcuno ha addirittura varato nuovi piani regolatori, ma alla fine gli unici provvedimenti concreti hanno riguardato gli organici. Nel senso che non c’è stato un sistema portuale che non abbia chiesto di aumentarli. Davvero erano – e sono – così scarsi di personale? Qualcuno ne dubita. Ma tant’è.

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I veri nodi, come quello tutto livornese-pisano del Calambrone, sono in gran parte irrisolti. Gli organismi ministeriali di coordinamento a Roma per ora si sono dimostrati più che altro un parlamentino rappresentativo ma sterile di scelte. Non c’è stata, ancora, quell’azione di coordinamento dal centro che deve scegliere in chiave concreta e definitiva quali sono i progetti di nuove infrastrutture ammessi ai finanziamenti pubblici, quali da delegare solo ai privati, quali infine non hanno alcun senso d’essere e vanno cassati. Aspettiamo che chi deve scegliere scelga. Aspettiamo di sapere chi davvero deve scegliere. Aspettiamo che la riforma riformi un metodo ancora borbonico, fatto di veti incrociati, di disperatamente lenti passaggi da istituzione a istituzione. Troppo spesso un delirio. Altro che velocizzazione!

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Nodo Calambrone: si disserta, con tanto di lamentazioni pisane, sulla darsena Europa che dovrà venire (speriamo). Ma non ci sono ancora soluzioni concrete e condivise sui raccordi tra questa grande opera, indispensabile per il porto containers (ma anche per liberare aree ai ro/ro) e le reti. Guardate la foto in prima pagina: anche il meno esperto capisce che se non verrà tombata al più presto quella lingua di canale Scolmatore che sbocca in darsena Toscana, rischiamo di creare una darsena Europa con un imbuto d’accesso – stradale e ferroviario – da porti dei velieri. C’è tempo per decidere? Tutt’altro, siamo già in ritardo. E l’hanno sperimentato ancora una volta le lunghe, maledette attese sia dei Tir diretti in darsena Toscana sia delle migliaia di auto dirette o provenienti da Tirrenia. Mi dicono che è una mia fissazione, che è un problema minore. Io tremo che si ripeta il tragico e colpevole assurdo del grande porto creato a Piombino il cui accesso è un budello stradale diventato – specie d’estate – un vero incubo.

A.F.

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Pubblicato il
22 Agosto 2018
Ultima modifica
28 Agosto 2018 - ora: 11:57

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