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Rotta artica: un bene o un male? No ai container, si alle petroliere

LIVORNO – Si può partire da questo messaggio che il professor Sergio Bologna, noto studioso sui temi della logistica mondiale, ha inviato di recente al suo amico e collaboratore Angelo Roma, già dirigente di terminal labronici e “uomo Zim”.

“Dopo quanto è successo sulla riviera ligure, in Veneto ed in Sicilia, ormai è chiaro che siamo entrati in una nuova era geologica, quella in cui la sopravvivenza della nostra specie può essere messa in pericolo dai mutamenti nel nostro habitat. Lo abbiamo talmente violentato che ora si ribella e ci fa vedere che è lui il padrone, non noi. A fronte di questo, vedo invece un’umanità che sempre di più restringe la sua capacità d’intendere, di capire quello che succede, soffocata nella sua meschinità. Penso ai miei figli ed a che cosa toccherà loro vedere. Dentro la meschinità che uccide, lo shipping sembra più miserabile e meschino di altri: pensa all’entusiasmo per la rotta artica e mostra indifferenza totale per lo scioglimento dei ghiacci”.

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Da qui è partito lo stesso Angelo Roma per la seguente analisi.

Lo scioglimento del ghiaccio marino presenta un insieme di enormi opportunità e sfide che si avvertono ben oltre il Circolo polare artico. Il cambiamento climatico, attualmente, significa nuove rotte ed accesso a nuovi mercati, con tempi di viaggio molto ridotti – una prospettiva allettante per le compagnie di navigazione. Secondo uno studio della Copenaghen Business School, la rotta artica ha il potenziale per aggirare il Canale di Panama e ridurre del 40% il tempo di viaggio tra Asia ed Europa. Questa è un’opportunità commerciale che ha attirato l’attenzione delle “shipping companies”, cercando di tagliare i costi e risparmiare grandi quantità di tempo e denaro. Lo scorso ottobre, la Venta Maersk ha completato un viaggio di 37 giorni lungo la NSR (North Sea Route – rotta del Mar del Nord – prima portacontainer a compierlo), ma la compagnia ha accentuato che non vede l’Artico come un’alternativa alle sue rotte esistenti, ed ha insistito sul fatto che il viaggio fosse unico, nonostante avesse uno scafo più forte ed era stata progettata esplicitamente per navigare in “dure” condizioni.

Allo stato, l’NSR può essere utilizzato solo per tre mesi all’anno. Tuttavia, i cambiamenti climatici stanno avendo un effetto così drastico che, secondo gli Atti delle Accademie delle Scienze degli Stati Uniti (PNAS), gli scafi potrebbero essere in grado di navigare, senza ghiaccio, entro il 2050. Oltre alle conseguenze ambientali, ci saranno anche incertezze geopolitiche, qualora l’NSR diventi una valida alternativa alle principali rotte commerciali del mondo. L’intero percorso si trova all’interno della Zona economica esclusiva della Russia, ed il 30% del PIL del paese dipende dalla regione. La Russia punta a sviluppare la sua industria nazionale del trasporto marittimo e la nazionalizzazione del trasporto di risorse naturali lungo la NSR, di conseguenza, è un fattore cruciale. Qualsiasi compagnia o istituzione straniera, dovrà dialogare con la Russia, il che significa che se l’NSR diventasse una fiorente rotta commerciale, sarà alle condizioni di Mosca. Allo stesso modo, i costi delle tariffe introdotte dalla guerra commerciale USA-Cina potrebbero essere compensati, almeno in parte, dal risparmio di carburante. Tuttavia, la naturale prudenza e la saggezza convenzionale suggeriscono ancora che il potenziale dell’NSR è limitato, certamente per la spedizione in container.  Comunque, in conclusione, se l’industria intendesse utilizzare la NSR, è improbabile che potesse andare a beneficio della navigazione per i container, poiché una nave deve effettuare diverse consegne nel suo viaggio, per essere finanziariamente redditizia – e la costa siberiana non dispone delle necessarie infrastrutture portuali; mente le petroliere e GNL, sono molto più adatte a servire i singoli mercati, senza fermate intermedie.

(Angelo Roma)

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Pubblicato il
21 Novembre 2018
Ultima modifica
27 Novembre 2018 - ora: 11:23

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