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Tra fumi e cold ironing

LONDRA – In attesa che si chiariscano competenze e diritti del cluster europeo a Londra, avanzano le richieste di chiarimenti – ma anche di rinvio – delle normative più severe in fatto di carburanti navali a basso tasso di zolfo; carburanti che nell’area mediterranea dovrebbero diventare obbligatori già tra pochi mesi.

Da una parte l’industria petrolifera sta accelerando la sua produzione dei nuovi carburanti, consapevole di perdere altrimenti un mercato importante a favore del GNL e di altre ipotesi alternative. Dall’altra l’armamento a sua volta spinge sulle nuove costruzioni dual-fuel e sull’installazione degli scrubber più o meno sofisticati sulle navi meno recenti.

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La difesa dai fumi dei motori navali in porto è già in atto, con alcune norme restrittive che un numero crescente di città sta adottando e che implicano di spengere in prossimità delle città motori (e anche generatori) alimentati con i tradizionali carburanti.

L’alternativa che è stata sollecitata dalla UE, e dalla ricezione da parte dell’Italia della relativa norma, è quella del “cold irining”, ovvero dell’alimentazione elettrica dei servizi di bordo quando le navi sono in banchina. Ma il primo impianto del genere, che fornisce energia elettrica da terra a bordo, è ormai da anni inutilizzato sulla banchina Sgarallino di Livorno. Un analogo impianto è oggi in costruzione a Genova, sia pure con qualche polemica. Il problema, dicono gli esperti, è che sono ancora pochissime le navi attrezzate per ricevere corrente elettrica da terra. Che peraltro costa di più di quella prodotta a bordo con i propri mezzi. Il cane che si morde la coda o si precedono soluzioni accettabili?

A.F.

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Pubblicato il
31 Luglio 2019

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