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Se l’angelo custode sarà davvero un robot

LIVORNO – La tecnologia che le fonti specializzate stanno proponendo in questi tempi di incertezze e di paura del futuro, sembra volerci rassicurare. Con un ritornello: saranno i robot a salvare l’umanità.

L’affermazione è un po’ forte, anzi decisamente ridicola? Mica vero. Intanto lo sosteneva già quasi cinquant’anni fa uno dei geni della fantascienza, Isaac Asimov, che aveva inventato anche le tre leggi fondamentali della robotica: un robot non può nuocere ad un umano né consentire che sia fatto del male a un umano; un robot deve obbedire a un umano salvo non comporti un male a un altro umano; un robot deve proteggersi, salvo ciò non sia in contrasto con le due prime leggi. Poco ci manca per avere, come nel celebre disegno dell’artista giapponese Go Nagay, un robot angelo custode.

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Lasciamo le functions ed entriamo nella realtà. Nei giorni scorsi un telegiornale ha messo in onda uno sfrenato rock-and-roll ballato in perfetta sintonia da un gruppo di otto robot vagamente umanoidi (più un robot-cane). Erano il prodotto della Boston Dynamics USA, azienda che ha già pronti – tra l’altro – il robot infermiere e quello domestico. Per chi ha un minimo di conoscenze sul mondo dell’intelligenza artificiale la cosa non ha sorpreso: già oggi in alcuni ambienti di lavoro i robot, anche se non umanoidi, hanno sostituito gli umani con vantaggi reali. Anche nell’ambito della logistica avanzata, si parla di navi unmanned, di droni-taxi senza guidatore, di minatori d’acciaio e carpentieri sub, eccetera. In Nord Europa si stanno sperimentando rimorchiatori-robot, teleguidati da terra ma con un certo grado di autonomia decisionale.

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Che ci porta a pensare tutto questo, in tempi (purtroppo perduranti) di pandemia e di crisi del lavoro? Ci dicono che il robot non ci toglierà lavoro, ma anzi ne porterà di nuovo. Ci vuole, però, formazione specializzata, perché il puro lavoro manuale ripetitivo non avrà futuro. Ecco l’esempio: il portuale fino a cinquant’anni fa scaricava ancora sulle spalle le “coffe” di carbone, mentre oggi gestisce con uno smartphone o un portatile un forklift, una gruetta, un trattore di stiva, eccetera. È il perché oggi la formazione professionale stia dilagando. Chi la considera una trappola per gonzi è invece un gonzo: purché i formatori e gli enti che si propongono non siano a loro volta acchiappa-gonzi.

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Pubblicato il
9 Gennaio 2021
Ultima modifica
11 Gennaio 2021 - ora: 14:04

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