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Tutti contro “Milleproroghe” rapina soldi alla portualità

Anche gli emendamenti che favoriscono alcuni scali a spese di altri stanno scatenando minacce di infiniti ricorsi alla magistratura – In allarme tutto il cluster marittimo

ROMA – Proposte illegittime, incapacità manifesta di capire l’importanza della portualità, calci nei denti a tutto il cluster marittimo, sospetti di voler privilegiare qualche settore (transhipment?) rispetto agli altri: sugli emendamenti del “Milleproroghe” che toglierebbero ai porti i finanziamenti già erogati, e addirittura in alcuni casi con le gare in corso, si sta scatenando una vera bufera.

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E chi prima e chi dopo, le Autorità Portuali escono allo scoperto, una volta tanto quasi totalmente sulla linea segnata da Assoporti (“Si scateneranno mille ricorsi ai Tar – ha detto Nerli – con il risultato di inchiodare per mesi o anche di più l’intero cluster, e con effetti dirompenti su una portualità già in ginocchio”).

Sono in molti anche a chiedersi che senso abbiano emendamenti “pro domo sua” affidati a parlamentari che di portualità non si sono mai occupati; e che appaiono dunque portatori d’acqua di interessi non certo generali, ma molto localistici. Strillano gli spezzini contro l’emendamento Latronico che vorrebbe garantire soldi a Vado, Savona e Gioia Tauro, togliendo almeno 20 milioni proprio a La Spezia. Strillano i carrarini, dove si rischia di vedere il porto privato di tutti i principali programmi di crescita. Strillano i livornesi, dove progetti in gara rischiano di saltare. Rischia di saltare anche il primo grande banchinamento del porto di Piombino, intorno al quale si è lavorato per anni, con una serie di autorizzazioni allo sfinimento, e che è finalmente in gara. Eccetera.

“Non siamo contrari, in linea di principio, a togliere ai porti quei finanziamenti che non sono stati utilizzati per ignavia o carenze proprie – sintetizza il vicepresidente di Assoporti Luciano Guerrieri, che è anche presidente dell’Authority di Piombino – ma ci sembra davvero assurdo o peggio annullare finanziamenti già in gara, o comunque ancora fermi solo perché un sistema burocratico tra i più complessi e spesso assurdi impone da parte dello stesso Stato anni ed anni di pratiche prima di partire”. In sostanza: che Tremonti si riprenda i finanziamenti che hanno dormito per incapacità dei destinatari a trasformarli in fatti: ma nessuno tocchi i soldi sui quali si è lavorato bene, e per i quali i ritardi sono il risultato di un sistema totalmente da rivedere, un sistema che lo stesso Stato ammette essere assurdo.

Riconfermando la minaccia di bloccare tutto con centinaia di ricorsi e di cause, le Authority Portuali si chiedono ancora una volta perché questo accanimento del governo contro il sistema portuale nazionale, attraverso il quale passa almeno l’80% dell’interscambio che sta alla base del Pil. Niente autonomia finanziaria, niente riforme di ammodernamento della 84/94 (con buona pace del povero senatore Grillo, che viene ciclicamente ributtato al punto di partenza) niente visione generale di un sistema che faccia davvero capo alle reti Ten. E poi, calci nei denti anche sulle iniziative che faticosamente si portano avanti per non rimanere nel medioevo della logistica. Vero che c’è ancora tempo perché il “Milleproroghe” perda i suoi effetti più deteriori per i porti. Ma il segnale dato all’economia nazionale non è certo positivo.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
5 Febbraio 2011

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