Paroli fa il bis a Genova: dopo l’Authority, anche l’Aeroporto
Obiettivo: la privatizzazione del “Colombo”. Il centrosinistra si ribella

Matteo Paroli, a Geniva è presidente dell’Authority e della società dell’Aeroporto Colombo
GENOVA. Matteo Paroli, origini cecinesi e carriera livornese (come segretario generale a Palazzo Rosciano), non è più al timone soltanto dell’Authority più importante del Bel Paese, quella genovese di Palazzo San Giorgio: adesso a Genova fa il bis e prende la responsabilità di guidare anche la società dell’aeroporto.
In realtà, è una sorta di “auto-nomina”, visto che la decisione è avvenuta nell’assemblea dei soci dell’Aeroporto Cristoforo Colombo che vede la quota di controllo (60%) in mano proprio all’Authority che lui stesso dirige, con la Camera di Commercio genovese che ha il restante 40%. Secondo quanto fatto filtrare, dietro questa scelta c’è una idea: avere direttamente in pugno le carte per poter prendere senza tanti indugi le decisioni riguardo alla privatizzazione: insomma, all’ingresso di soci privati all’interno della società aeroportuale.
Il resto della squadra non cambia granché: la Camera di Commercio indica per il nuovo consiglio d’amministrazione due nomi già presenti in quello precedente, cioè Daniele Papone e Alessandro Cavo. L’Autorità di Sistema tiene al proprio posto Alessandro Arvigo mentre Barbara Grasso va a sedersi nello scranno che è stato di Ilaria Queirolo. Oltre a Paroli che si assegna il ruolo che è stato di Enrico Musso.
Che quest’ultimo non sarebbe stato confermato era già cosa nota. L’aria che tira si poteva intuire già dieci giorni fa. Non avrebbe potuto essere più esplicito il post che la sindaca genovese Silvia Salis ha affidato ai social dicendosi «profondamente stupita e amareggiata» per l’altolà alla conferma di Enrico Musso alla presidenza della società aeroportuale genovese. Benché «le nostre storie politiche [siano] diverse» (ma «Genova ha bisogno di valorizzare le sue energie migliori al di là del colore politico»), la sindaca di centrosinistra si era lanciata in elogi per «i risultati positivi ottenuti in questi anni: dall’aumento dei traffici al risanamento economico passando per la gestione dei lavori di ampliamento dell’aerostazione». Aggiungendo poi: è «incomprensibile la scelta di interrompere questo percorso virtuoso in un fase così delicata come quella che si sta vivendo, con il processo di privatizzazione dello scalo in corso».

Aeroporto Cristoforo Colombo a Genova: cartelli indicatori
E adesso il centrosinistra spara cannonate contro il fatto che Paroli prenda anche la guida dell’Aeroporto Colombo: «Così il controllore coincide con il controllato», sbotta Francesco Tognoni, segretario provinciale del Pd, in una dichiarazione al quotidiano online “GenovaToday”. Aggiungendo poi: «Nei prossimi anni dovranno essere assunte decisioni strategiche destinate a incidere sul destino dell’aeroporto per decenni», dice l’esponente dem puntando il dito contro il viceministro Edoardo Rixi e il presidente della Regione Liguria Marco Bucci che hanno nominato insieme Paroli al vertice dell’Autorità di Sistema Portuale: «Oggi la stessa area politica si trova a esercitare un’influenza diretta anche sulla governance operativa dell’aeroporto».
Il mandato del nuovo consiglio d’amministrazione arriva all’approvazion del bilancio 2026, cioè circa un anno: giusto quanto dovrebbe bastare per arrivare a vendere la maggioranza ai privati. Più che una decisione, è una scelta che la Corte dei Conti ha imposto all’Autorità di Sistema perché metta sul mercato le quote relative a tutte le partecipazioni “non strategiche”. Non è una novità: qualcosa del genere aveva dovuto, anni fa, affrontare a Livorno, in un curioso incrocio di destini, l’allora presidente dell’Authority labronica, il genovese Giuliano Gallanti, avviando la privatizzazione della Porto di Livorno 2000. Sempre su pressing della Corte dei Conti, sempre in virtù di quella stessa interpretazione del ruolo delle istituzioni portuali.
Come spiega “Repubblica” in cronaca locale, si dovrebbe andare verso «un primo riassetto delle quote», facendo entrare inizialmente la Regione Liguria e il Comune di Genova, ma per arrivare poi a mettere sul mercato il pacchetto di controllo per far entrare un socio “industriale” che operi nel settore e sia in grado di rilanciare l’infrastruttura. Con un problema da risolvere: da un lato, c’è uno standard di valutazione del bene non molto lontano dai 20 milioni di euro; dall’altro, risulta abbastanza vicina la scadenza della concessione.











