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CONFINDUSTRIA

Baroncelli: sull’intelligenza artificiale si può costruire un nuovo umanesimo

L’annuncio all’incontro sull’enciclica: stiamo lavorando al “Codice di Firenze”

Lapo Baroncelli, presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa

FIRENZE. L’intelligenza artificiale è una tecnologia che non si limita a «migliorare un settore, semmai ridisegna le regole e le fondamenta di tutti i settori». Al tirar della riga del totale, dunque, la sfida che abbiamo di fronte «è come farla diventare uno strumento del nuovo Umanesimo, piuttosto che la protagonista del post Umanesimo». Sono le idee e i concetti che ha messo sul tavolo, per bocca del proprio presidente Lapo Baroncelli, Confindustria Toscana Centro e Costa  chiamando a riflettere sull’enciclica di papa Leone XIV (“Magnifica Humanitas”) e la bussola della topografia intellettuale di questo nuovo umanesimo basato su «centralità della persona e valore del lavoro» alle prese con il «cantiere dell’intelligenza artificiale».

Baroncelli lo dice chiaro e tondo: «Parlare di una enciclica può sembrare distante dall’attività di Confindustria: in realtà oggi ci confronteremo sul tema economico, sociale e politico più concreto e urgente che abbiamo di fronte. Confindustria porta avanti da tempo il tema della reindustrializzazione». Aggiungendo poi: «L’intelligenza artificiale ne è un pezzo fondamentale. Ma deve esserne un acceleratore, non la sola protagonista: uno strumento, come lo sono sempre state le innovazioni».

Il numero uno confindustriale tiene a mettere in rilievo che «uno dei problemi» per fare i conti con l’intelligenza artificiale «sta nella sua diffusione ormai capillare e nella sua apparente (e sottolineo apparente) facilità di utilizzo». Baroncelli ricorda: «Prima contava il sapere; ora conta il giudizio, il discernimento. Prima era fondamentale il saper fare; ora il punto nodale è saper capire. E farlo in fretta, perché la sua penetrazione è diventata massiva nel giro di pochi mesi; ben oltre la nostra capacità di gestione e reazione».

Stiamo parlando di un confronto a viso aperto che si è tenuto nella sede del Centro Studi Internazionale Leone XIV in Piazza Santo Spirito 30 a Firenze: in avvio il benvenuto di padre Giuseppe Pagano, priore della Comunità Agostiniana di Santo Spirito, e i saluti istituzionali della sindaca di Firenze, Sara Funaro, oltre a quelli del presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa.

A discutere dell’enciclica papale e del nuovo umanesimo ai tempo dell’intelligenza artificiale sono stati  Stefano Zamagni, prof di economia politica all’Università di Bologna, e Patrizia Giunti, presidente della Fondazione Giorgio La Pira; moderatore del dibattito ial direttore del quotidiano “Il Foglio”, Claudio Cerasa. Le conclusioni dell’incontro che ha approfondito le sfide etiche, economiche e sociali che le imprese e la comunità civile sono chiamate a fronteggiare integrando l’intelligenza artificiale nel lavoro quotidiano sono state affidate a monsignor Gherardo Gambelli, Arcivescovo di Firenze.

«Dalla città e dai territori dove l’umanesimo è nato» il presidente confindustriale delle province di Firenze, Livorno e Massa Carrara vuol far decollare l’idea di un “Codice di Firenze”. Cioè: un «documento condiviso sull’Umanesimo contemporaneo alla luce dell’intelligenza artificiale. Che parta dal presupposto del valore strategico del lavoro qualificato come primo fattore competitivo della nostra economia», dice Baroncelli,

Per il presidente governare questa rivoluzione «significa anzitutto investire:

  • nella formazione permanente delle persone;
  • nel rafforzamento delle competenze tecnologiche e digitali;
  • nelle politiche attive che sostengano sia la mobilità professionale, sia l’adattabilità dei sistemi produttivi;
  • nella sicurezza dei dati e delle infrastrutture;
  • nella partecipazione del capitale umano ai processi e nella costruzione di una contrattazione collettiva evoluta che accompagni le trasformazioni tecnologiche continue».

«Riaffermare la dignità del lavoro non vuol dire opporsi all’intelligenza artificiale», chiarisce Baroncelli: «vuol dire mettere le persone, tutte le persone, nella condizione di essere protagoniste della nuova economia della conoscenza. È un’agenda che riguarda le imprese, ma anche le istituzioni, i sindacati, il mondo della cultura e della scuola. E che si traduce in una innovazione che non lascia indietro nessuno, che tiene insieme competitività e dignità del lavoro, crescita e coesione sociale», è la conclusione del presidente dell’organizzazione degli industriali.

Pubblicato il
25 Settembre 2026

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