Le donne della portualità in visita al maxi-scalo di Gioia Tauro
Wista: nelle Autorità di Sistema solo una presidente e due segretarie generali

Una delegazione di Wista durante la visita all’Authority di Gioia Tauro
GIOIA TAURO. Wista è una sigla che per “Women’s International Shipping & Trading Association”: è l’associazione di riferimento per le donne della galassia della portualità e del trasporto marittimo. Un settore in cui, come dice l’Osservatorio sulla presenza femminile nella Blue Economy di prossima presentazione (realizzato da Prometeia per Wista e da Federazione del Mare), la presenza femminile è «ancora molto limitata ma proprio per questo caratterizzata da donne particolarmente appassionate e preparate».
I numeri? «Non si arriva al 20% ma si scende al 2% se si considerano le banchine e le donne imbarcate», viene sottolineato. Unico faro di uguaglianza di genere – viene ribadito – sono le Autorità di Sistema Portuale. Qui la presenza femminile si assesta sul 46%. Ma attenzione che appena si salgono i gradini della carriera le cose cambiano un po’: fra i dirigenti si scende al 30% e, quando si arriva alla “stanza dei bottoni”, ecco che l’ultima tornata di nomine del 2025-2026 ha portato: come presidente solo un’unica donna (Annalisa Tardino a Palermo); come segretario generale, solo due donne (Federica Montaresi per La Spezia e Marina di Carrara più Giusy Marabello per l’Authority dello Stretto).

Un gruppo di donne di Wista in visita al porto di Gioia Tauro
È con tutte queste cose alle spalle che ha fatto tappa presso l’istituzione portuale di Gioia Tauro una delegazione di Wista guidata da Costanza Musso. È stata ricevuta in Capitaneria di porto dal segretario dell’Autorità di Sistema Portuale, Pasquale Faraone, dal comandante della Capitaneria di Porto, Nicola Silvestri, e dalla responsabile della comunicazione dell’ente portuale Concetta Schiariti.
Il porto di Gioia Tauro – è stato messo in evidenza – è stato costruito negli anni ‘70 come infrastruttura industriale per la siderurgia e riconvertito, negli anni novanta, da un imprenditore genovese, Angelo Ravano, nel più grosso porto di “transhipment” italiano. Oggi dà lavoro a circa 3mila persone, più della metà dei quali (1.600) assunte in modo diretto: il giro di affari rappresenta «oltre la metà del Pil prodotto da realtà private in Calabria». Il porto abbraccia una superficie complessiva di 620 ettari: 4,4 milioni di metri quadrati come aree a terra fra terminal e infrastrutture più 1,8 milioni di metri quadri di specchi acquei. Dispone di 3,5 chilometri di banchine in grado di ospitare due grandi navi da 24mila teu che possono affiancarsi senza problemi in virtù sia della dimensione delle banchine sia della disponibilità di fondali. Oggi come oggi e il terminal containers Mct opera con 32 gru in banchina e può arrivare a stoccare 70mila teu e nel 2025 ne ha movimentati quattro milioni e mezzo.
Carmela De Maria, responsabile tecnica di Autorità di Sistema Portuale, ha spiegato i nuovi progetti per l’elettrificazione delle banchine: infrastruttura strategica capace di garantire – è stato detto – una potenza complessiva di 160 megawatt con 9 prese elettriche che garantiranno 1,5 chilometri di elettrificazione, a cui si uniscono investimenti infrastrutturali in aree e in servizi ai lavoratori portuali.
Accompagnate dalla compound manager Rosy Ficara e dalla responsabile finanza Anna Bocaletto, la visita è proseguita presso il Terminal Auto Automar, gestito da Automar Logistics, società partecipata da Grimaldi, Bertani e Mercurio che opera un’area di 320mila metri quadri dedicata alla movimentazione di veicoli in forte espansione, con un ampliamento in corso anche nella zona retroportuale per circa 40mila metri quadrati: è stato sottolineato che ha possibilità di stoccaggio per 17mila auto e che da lì transitano oltre 100mila auto all’anno che arrivano con navi carrier (nel 2025 un’ottantina) e vengono poi consegnate in tutta Italia dalla logistica specializzata del gruppo.











