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Assoporti sulla riforma: calibrare domanda e offerta

Troppi lacci e lacciuoli limitano oggi le Autorità portuali – Il falso problema del taglio del numero delle Authorities – Più manager e meno politica

Pasqualino Monti

ROMA – Presidente di Assoporti in uno dei periodi più delicati – e dibattuti – per la politica nazionale dei trasporti e della logistica, Pasqualino Monti è tra i 15 “esperti” della speciale commissione governativa che sta preparando la riforma della riforma. Ovvero, che cerca di dare un ordine (e un senso) ai cento e più “treni” che quotidianamente partono su come dovrà essere il “sistema Italia” in ambito portuale e logistico. Monti fa parte della sotto-commissione sulla “governance”, che opera a valle delle altre due commissioni, sulla valutazione dei traffici attuali e di quelli del prossimo futuro. Ecco l’intervista.
Presidente Monti, intanto una conferma: è vero che dovrete concludere i lavori ex art. 29 entro la fine di febbraio?
“E’ quanto la norma stessa ha indicato. E le assicuro che stiamo lavorando per rispettare i tempi, con un generale sforzo di approfondimento e di collaborazione”.
[hidepost]Si dice però che il compito sia enorme, in un Paese come il nostro diviso in cento campanili e con mille competenze che si sovrappongono…
“E’ la realtà, non lo nego. Ma se vogliamo diventare un paese moderno, il nodo va sciolto una volta per tutte. Noi ci stiamo provando, come ci ha chiesto di fare il governo. E questo impegno che il governo si è assunto in prima persona è la grande occasione per un sistema portuale che ad oggi è poco sistema, e sul quale ha spesso avuto la mano pesante la politica”.
Lei ha detto, di recente a Civitavecchia, che le Autorità portuali così come sono hanno lacci e lacciuoli.
“E lo ribadisco: l’azione delle Autorità portuali con la legge vigente è condizionata da una serie di limiti che impediscono di fatto un’azione imprenditoriale, come dovrebbe essere fatta. La parcellizzazione delle competenze è un dato di fatto: e queste competenze, come è stato già rilevato, troppo spesso non dialogano tra loro. Aggiungo che i presidenti delle Authorities dovrebbero essere dei manager e non l’espressione di accordi della politica. Un sistema che francamente non mi piace”.
Si parla molto, in merito alla riforma della 84/94, di tagli più o meno drastici al numero delle Autorità portuali…
“E secondo me non dev’essere questo l’obiettivo principale della riforma. Lo scopo vero da perseguire dev’essere far incontrare l’offerta con la domanda, sulla base di uno studio serio e realistico dei traffici sui quali i porti italiani possono contare. E’ il mercato che deve indicarci dove puntare, per sviluppare un sistema economico e logistico che porti anche all’aumento dei posti di lavoro: posti se possibile specializzati, non parassitari ma capaci a loro volta di sviluppare ricchezza”.
Obiettivo non solo auspicabile ma anche necessario. Però difficile da raggiungere, in tempi di crisi generalizzata…
“Facile non è di sicuro. Ma posso fare un esempio concreto: malgrado la crisi, che indubbiamente c’è ed è pesante, in quasi quattro anni di presidenza dell’Authority di Civitavecchia qui siamo costantemente cresciuti come occupazione. Vuol dire, a mio parere, che le possibilità ci sono anche con tutti i lacci e lacciuoli di oggi; e tanto più potranno esserci domani con una buona riforma”.
A proposito di Autorità portuale, anche la sua presidenza scade tra qualche mese, a maggio. Se la riforma ancora non ci fosse, le succederà – come in quasi tutti i porti – un commissario?
“Non sta a me fare ipotesi. E nemmeno decidere in merito. Il mio compito è continuare a lavorare, con le tante soddisfazioni che questo porto mi da e con i risultati che tutti, mi auguro, possono valutare”.
A.F.

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Pubblicato il
17 Gennaio 2015

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