Perché il “Cavour” ad Haiti

Le tante caratteristiche operative della portaerei ne fanno l’equivalente di una vera città autonoma

(CV) Gianluigi Reversi - foto Sestini
ROMA – La missione umanitaria italiana a favore delle popolazioni di Haiti è una testimonianza unica dell’importanza e della polivalenza della portaerei Cavour.
Le 27.000 tonnellate della nave – sottolinea il ministero della Difesa/Marina – condensano un insieme unico di capacità, tecnologia e concretezza. 245 metri di lunghezza, 2 sale operatorie, la possibilità di imbarcare fino a circa 1.200 uomini e 20 aeromobili: la portaerei Cavour offre straordinarie caratteristiche di autonomia logistica, mobilità e flessibilità di impiego. Operando dal mare, la nave può proiettare le proprie capacità a terra, senza vincoli e senza creare interferenze sul territorio. In sostanza, possiamo contare su una vera e propria città che si sposta dove lo richiedono le esigenze e le decisioni dell’Italia. In sintesi una nave in grado di svolgere i compiti di 4 navi distinte: portaerei, comando, protezione civile e ospedale.
Il suo ruolo cardine è da portaerei. Può imbarcare, di massima 20 aeromobili in configurazione mista, aerei ed elicotteri, secondo la tipologia di missione prevalente. Inoltre la velocità massima e continuativa di 28 nodi,  grazie alle 4 turbine a gas AVIO da 22 MW ciascuna,  le consente di svolgere le operazioni di volo degli aerei imbarcati anche nelle condizioni meno favorevoli, cioè in assenza di vento. Rappresenta in questo uno straordinario strumento di proiezione di potenza dal mare. Un ponte di volo lungo 220 metri e largo 34, sul quale si stende la pista di decollo lunga 180 metri, larga 14, che termina con uno sky-jump inclinato di 12º.
Come nave sede di Comando imbarcato il Cavour è particolarmente idoneo per operare in missioni interforze, internazionali e umanitarie, garantendo per un periodo di tempo pressoché illimitato notevoli capacità di supporto, continuativo, ad ampio spettro e diretto sull’area di intervento. Connessioni satellitari le consentono di sfruttare al meglio i sistemi di scoperta aerea e di superficie, di telecomunicazione e telemedicina in ogni parte del mondo. A bordo con le sue capacità di alloggiamento di 1210 persone, comprese le 450 di equipaggio fisso, può ospitare  personale di staff operativo, medico, di forze da sbarco o di protezione civile fino a 700 unità. E’ in grado di operare in ambiente inquinato con agenti NBC (Nucleari, batteriologici e chimici).
Le caratteristiche del ponte di volo e la flessibilità offerta dagli elicotteri imbarcati, sono ulteriormente ottimizzate dalle capacità di imbarco e trasporto dell’hangar. Lungo 160 metri, largo 21, consente l’impiego,  parziale o totale, per il trasporto di mezzi ruotati o cingolati. Per le operazioni di sbarco/imbarco di tali mezzi in banchina (funzione RO-RO) sono previste due rampe, dimensionate per un carico massimo di 60 tonnellate, corrispondente al peso di in carro Ariete.
Infine l’area ospedaliera di bordo dispone di 2 ambulatori, 1 sala rianimazione, 2 sale operatorie, 8 posti letto per terapia intensiva, sala radiologica-TAC, sala trattamento ustionati, laboratorio di analisi e laboratorio odontoiatrico. Inoltre può essere imbarcata una camera iperbarica mobile. I terminali di telemedicina consentono il collegamento satellitare con ospedali nazionali di alta specializzazione, ricevendo assistenza diagnostica e terapeutica.  Ponte di volo ed elicotteri permettono di minimizzare i tempi per la prestazione dei soccorsi richiesti.
Ma perché nave Cavour, una nave militare, e non una nave mercantile?
Non esiste nelle flotte mercantili del mondo – si afferma al ministero – una unità di pari capacità e flessibilità, in grado di assicurare contemporaneamente funzioni essenziali per assolvere missioni di disaster relief e di portare soccorso alle popolazioni vittime di un disastro come quello di Haiti.
Da quando è stato deciso l’avvio della missione e la partenza, in soli 3 giorni il Cavour ha completato i rifornimenti dei materiali di supporto necessari per la missione e ha potuto prendere il mare. Per un mercantile, sarebbe stato necessario prima di tutto trovarne uno, di capacità adeguate, disponibile rispetto agli impegni già assunti dall’armatore o da requisire, prevederne il trasferimento nel porto di imbarco del materiale, per poi curarne il carico e l’approntamento. Ci sarebbero voluti almeno 10 giorni nel migliore dei casi. Grazie alla velocità, una volta e mezza quella dei comuni mercantili che navigano ad una media di 18-20 nodi ha potuto coprire in soli 12 giorni distanze che con altri mezzi avrebbero richiesto più di 22 giorni. Per sintetizzare, tra requisizione, approntamento, carico, trasferimento un mercantile, con sole capacità di trasporto di materiali e mezzi, non ci avrebbe messo, nel caso migliore, meno di un mese per arrivare dall’Italia ad Haiti.
La capacità del Cavour di assicurare il trasporto da bordo a terra e viceversa di grandi quantità di personale e di materiali, grazie alle possibilità offerte dal ponte di volo e dagli 8 elicotteri imbarcati, che sono in grado di garantire interventi fino a distanze di 350-400 chilometri dalla nave sono un fondamentale fattore di efficacia in casi di disastri naturali in prossimità del mare. Gli elicotteri permettono di assicurare una iniziale e capillare ricognizione del territorio per consentire di determinare con oculatezza e con cognizione di causa l’area in cui sviluppare l’intervento a terra, la rapida evacuazione di feriti che necessitano di cure nell’ospedale di bordo o del personale italiano che opera a terra in caso di disordini o di pericolo per la loro incolumità. Le caratteristiche logistiche della Nave permettono, da subito, di operare senza bisogno di perdere tempo prezioso (alcune settimane) per allestire un campo base per 400 persone circa, con tutte le indispensabili sistemazioni  di vita, ma soprattutto adeguatamente protette e difese nel critico contesto di assoluta mancanza di legalità che si sta configurando ad Haiti.
La Marina Militare poi è agevolata dal fatto che  il personale di bordo utilizza le medesime procedure, simili modalità di lavoro delle altre forze internazionali già presenti nell’area, anch’esse per lo più espresse dalle forze armate di paesi amici ed alleati, con le quali il personale della Marina è abituato a lavorare da decenni in altri teatri operativi.

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