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Titoli marittimi, qualche apertura

Il presidente di Atena Mumolo e il direttore generale Enrico Pujia.

LIVORNO – C’è una specie di “post scriptum” al convegno dell’Atena della settimana scorsa sui titoli professionali per la navigazione in Italia. E viene dall’impegno, preso proprio a fine convegno, dal direttore generale del trasporto marittimo al ministero competente, dottor Enrico Pujia, di elaborare al più presto una serie di norme più elastiche e meno burocraticamente vincolanti per coloro che, provenienti dai nautici o dagli istituti professionali che i nautici diventeranno, intende scegliere la carriera del mare.

Intanto c’è anche una notizia, portata dal comandante della direzione marittima della Toscana ammiraglio Ilarione Dell’Anna: anche a Livorno è stata aperta una sessione di esami per chi aspira ai titoli marittimi, in aggiunta a quelle storiche di Napoli, Trieste e poche altre sedi, che costringevano quindi a faticose trasferte gli aspiranti.

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E’ un passo avanti – ha ricordato Dell’Anna – che qualifica Livorno ma aiuta anche i giovani che aspirano alle professioni del mare. Salvo restando le difficoltà – riconosciute anche dal capitano di vascello (Cp) Minotauro, del VI reparto del comando generale delle Capitanerie – di abbinare la formazione teorica data dalle scuole a quella pratica, per la quale oggi come oggi è assolutamente indispensabile la collaborazione degli armatori con periodi di imbarco degli “allievi”, non sempre resi facili dalle stesse normative.

Per la formazione del riporto, Pujia si è detto disponibile ad affrontare, nell’apposita commissione presso il suo ministero, le richieste di Assonautica (cui dovrebbe aderire anche la Lega Navale) per una semplificazione dell’iter di conferimento del titolo di skipper, agganciandosi alla normativa estremamente più pratica ed efficace in vigore in Gran Bretagna, e che funziona perfettamente in tutto il mondo. Il che consentirebbe anche una reciprocità dei riconoscimenti e una estrema facilitazione per trovare lavoro in un campo, quello del charter nautico, che è in forte esplosione ma dal quale gli italiani sono tagliati fuori al 90% proprio per la difficoltà di conseguire i titoli richiesti dalla nostra legge.

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Pubblicato il
1 Dicembre 2010

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