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L’Italia è ultima in Europa come strutture della logistica

Siamo pesantemente arretrati sia come viabilità che come cargo ferroviario: ma il peggio è rappresentato dal sistema portuale, rimasto indietro di trent’anni salvo poche eccezioni

ROMA – L’Italia è buon’ultima, nella graduatoria dei paesi europei, come infrastrutture e come sistema logistico. Lo afferma un documento di Confcommercio che a sua volta si riferisce a un’indagine svolta in ambito comunitario, e che comprende anche i paesi di nuovo ingresso.

[hidepost]In particolare, la graduatoria ci penalizza per le autostrade, per i gates portuali e per le ferrovie del settore cargo. Sul piano ferroviario risultano promossi – ma non certo con voti altissimi – solo i servizi ad alta velocità per i passeggeri.

Impietoso il giudizio sui porti italiani e sul servizio che rendono alla logistica sia nazionale che europea. Le loro strutture, salvo rarissime eccezioni, sono ferme agli anni ’70: e anche la legge di riforma del ’94 – che ha istituito le Autorità portuali – alla fine ha prodotto poca innovazione e in qualche caso ha aumentato solo i passaggi burocratici per realizzare le attese infrastrutture. Gli ultimi governi poi si sono distinti per tagliare le risorse ai porti, qualche volta addirittura con argomentazioni capziose (molti ricordano quando il ministro Tremonti accusava i porti italiani di essere la porta d’ingresso della concorrenza “made in China”, e con questa giustificazione toglieva loro anche i finanziamenti per la manutenzione) e comunque in una assurda corsa ai tagli che ad oggi non risparmia niente e nessuno.

A fronte di investimenti spesso colossali nei porti concorrenti del Nord Europa – che si stanno attrezzando per le portacontainers delle prossime generazioni – e anche a fronte della creazione di porti ex-novo sulla costa nord-africana (che peraltro stanno passando anch’essi i loro guai) i porti italiani si dibattono in una crisi epocale che non riguarda solo le risorse pubbliche, ma anche le regole stesse per gestire le poche risorse ancora disponibili. L’esempio dei dragaggi è emblematico: malgrado le ultime modifiche varate al ministero dell’Ambiente, tese a facilitare lo smaltimento dei fanghi di dragaggio, non siamo assolutamente allineati con le norme del Nord Europa. Per cui viviamo l’assurdo di dragaggi quasi impossibili in certe situazioni portuali, salvo mandare i fanghi con apposite spedizioni navali (ovviamente costosissime) in Nord Europa, dove i suddetti fanghi vengono utilizzati per vasche di colmata che diventeranno banchine per fare concorrenza ai porti italiani. Come a dire: oltre al danno anche la beffa.

A.F.

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Pubblicato il
22 Agosto 2012

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