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Porti cinesi si espandono Nord Europa in stagnazione

L’analisi dei traffici containers vede anche la crisi (temporanea?) dei mercati emergenti

ROMA – Secondo l’ultimo notiziario CISCO i risultati produttivi dei primi 10 porti containerizzati mondiali sono aumentati del 6,1% nel 2013 rispetto all’anno precedente, sino a raggiungere 146,8 milioni di TEU.
Shanghai ha conservato senza problemi la sua condizione di primo in classifica avendo lavorato 33,6 milioni di TEU, che rappresentano una crescita del 3,3%, seguito da Singapore, in aumento del 2,9% per 32,6 milioni di TEU.
In generale lo scorso anno la crescita in tutti i porti asiatici è stata buona, in particolare nella Corea del Sud, in cui un incremento da un anno all’altro del 3,9% ha comportato l’aumento della sua produzione sino a 23,4 milioni di TEU.
[hidepost]Tuttavia, all’altro capo della più attiva direttrice di traffico del mondo, i porti della fascia settentrionale dell’Europa hanno assistito ad una stagnazione della crescita nel 2013: i risultati complessivi degli scali della fascia Le Havre-Amburgo sono stati pari a 39,8 milioni di TEU, rispetto ai 39,9 milioni dell’anno prima.
Infatti, il maggiore porto della fascia nonché principale centro di trasbordo, Rotterdam, ha assistito ad un calo della sua produzione del 2% per 11,7 milioni di TEU.
L’amministratore delegato del Porto di Rotterdam, Hans Smits – scrive il CISCO – commentando le deludenti cifre relative ai contenitori, ha detto che la ragione principale della mancata crescita dell’anno scorso è stato “il persistente crollo dell’economia”; peraltro, secondo Ben Hackett di Global Port Tracker, ciò ha avuto più a che fare con il fatto che i consumatori hanno esitato ad aprire il proprio borsellino in presenza di uno scenario di segnali economici di diverso tipo.
Pertanto, alle prese con uno scialbo mercato europeo ed un incremento dei picchi indotti dal protezionismo nell’Unione Europea per quanto attiene le tariffe di importazione, gli esportatori cinesi hanno cercato e trovato nuovi mercati a titolo di compensazione; nei paesi dell’ASEAN, in Russia, in Sudafrica, nell’America Latina e nel Medio Oriente.
Tuttavia, la sostenibilità di questi mercati emergenti è stata motivo di grande ansia nei mercati mondiali di borsa sin dall’avvento del nuovo anno, dal momento che – ad esempio – le borse europee hanno riportato una perdita media del 7% sino a febbraio ed i discorsi sulle scrivanie commerciali si sono concentrati sulle possibilità di una “correzione del 10% nel primo trimestre”.
Paradossalmente – continua il notiziario CISCO – questa “crisi dei mercati emergenti” è stata alimentata dagli eventi verificatisi nelle due maggiori economie mondiali, quelle di Stati Uniti e Cina. Negli Stati Uniti, l’annuncio della riduzione del suo quantitativo programma di stimolo dell’economia; da ultimo, la flessione a sorpresa dell’indice ufficiale di gestione degli acquisti, che rappresenta il barometro della salute economica della Cina.
I mercati emergenti, in particolare quelli in America Latina, dipendono profondamente dagli investimenti derivanti dalle decisioni di Cina e Stati Uniti, e i mercati hanno reagito alle implicazioni negative della marcia indietro delle due superpotenze economiche.
Dopo un buon 2013 per le borse mondiali ed un mucchio di incoraggianti indicatori economici in Europa, le prospettive per il 2014 erano positive prima dell’emersione delle agitazioni nel mercato; infatti, l’editoriale di Ben Hackett su Global Port Tracker di dicembre per il Nord Europa è stato di segno ottimistico.
Scrive Hackett: “Le nostre previsioni per il 2014 restano positive e continuiamo a stimare che possa esservi una ripresa nei primi sei mesi dell’anno dopo la crescita debole degli ultimi sei mesi”.

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Pubblicato il
8 Marzo 2014
Ultima modifica
11 Marzo 2014 - ora: 19:06

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