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Cruise Day, la due giorni di Napoli a chiusura dell’annata più difficile

A fronte di un 2014 che ha visto diminuire navi e croceristi nei porti d’Italia, le prospettive per il 2015 e le iniziative degli scali più intraprendenti – I fattori della crisi e quelli della sperata ripresa, con l’aumento delle navi sempre più grandi e lussuose

NAPOLI – E’ dunque tutto pronto per la quarta edizione di questa manifestazione dedicata alle crociere in Italia, che Napoli si appresta ad ospitare in una situazione economica, politica e portuale diventata il paradigma dei problemi dell’intero Paese: con la crisi, con i poteri amministrativi sotto attacco, con il porto commissariato sul quale s’incrociano speranze ma anche timori. Voltare pagina, almeno per due giorni, e guardare a uno dei pochi comparti economici che malgrado tutto conta ancora realisticamente di rilanciare, può far bene anche allo spirito, ce lo auguriamo di cuore.
Sul sito c’è anche il dettagliato programma della manifestazione, insieme a una sintesi dei numeri delle crociere nel 2013 e una previsione abbastanza realistica del 2014. Difficile tuttavia non sottolineare, in fase di commento, come l’Italia sia davvero uno strano paese: da una parte si fanno investimenti (non solo privati) per incrementare il turismo anche dal mare, creando nuovi attracchi dedicati alle crociere, inventando nuove stazioni marittime passeggeri, sviluppando vocazioni pure su siti che onestamente di vocazioni turistiche ne avrebbero ben altre; e dall’altra parte si rischia di perdere posizioni importanti e consolidate a livello mondiale – vedi la diatriba di Venezia, arrivata a un punto senza ritorno – non tanto per la legittima salvaguardia di un ambiente delicatissimo, quanto perchè il modo giusto per mantenere le crociere all’economia veneziana non sembra ancora deciso, nè prossimo alle decisioni.
Dall’altra parte della tematica, si legge che la Liguria è diventata la prima regione come destinazione delle crociere; quando – senza nulla togliere alla pur bella regione – le città dell’arte della Toscana, quelle del centro-Italia adriatico e dello stesso sud (pensiamo proprio a Napoli, al porto di Roma, allo splendore delle Puglie o della Sicilia) potrebbero offrire altrettanto e forse di più. E allora? Allora, evidentemente conta più l’efficienza di certi servizi alle navi, la garanzia di accosti sicuri e tutta l’organizzazione portuale alla base del business delle crociere, che non le eccezionali bellezze del territorio. Se poi ci sono state e ci sono anche le … invasioni di campo (come quella degli spezzini a danno della porta livornese della Toscana) che hanno giocato a favore dei bilanci regionali. Ma come dicevano gli antichi, Panta Rei, tutto è (o può essere) in divenire. Dall’Italian Cruise Day di Napoli potremmo avere molti segnali, speriamo confortanti, di un positivo divenire per tutti.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
22 Ottobre 2014

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