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L’amaro ritardo della Riforma: più d’un mese ancora per averla

Un'immagine simbolica (Lando Landozzi: l'alzaia) del lavoro per trascinare la Riforma portuale.

Un’immagine simbolica (Lando Landozzi: l’alzaia) del lavoro per trascinare la Riforma portuale.

ROMA – In mitologia le chiamavano fatiche di Sisifo. Il quale, uomo astuto ma incappato in una impari sfida agli dei, era stato condannato da Zeus a spingere per l’eternità un masso fino alla cima di una rupe, salvo vederselo precipitare e dover ricominciare l’inutile, massacrante fatica. Perché in questo nostro primo giornale del 2017 richiamiamo Sisifo? Perché ci sembra questa l’analogia più adatta a descrivere l’inutile fatica dei tanti che si sono affannati, alla nascita del governo Gentiloni, per creare un ministero della Marina, o almeno un sottosegretariato della navigazione e del mare. La loro speranza, a differenza della fatica di Sisifo, è durata poco, niente da fare, dobbiamo tenerci un MIT che ha dentro tutto, ma che al mare e ai porti non sembra dare – si veda come sta andando a rilento la riforma della portualità – né l’importanza né l’urgenza richiesta.
[hidepost]Eppure – scrive in questi giorni nel suo intelligente Blog l’amico Decio Lucano (DL News) – che sarebbe stato semplicissimo adeguarsi alla Francia dove esiste un sottosegretario coordinatore delle problematiche dello shipping. Invece il nostro governo Gentiloni – scrive Decio Lucano – “ha addirittura inventato in cinque minuti (!) due nuovi dicasteri: Sport, con Luca Lotti, e Mezzogiorno con Claudio de Vincenti. Invece con almeno un sottosegretariato alla marina mercantile si sarebbero evitate le modeste figure che il MIT, anzi due dirigenti di questo dicastero, stanno facendo sia per la riforma portuale sia per la certificazione dei marittimi italiani”.
Conclusione amara di Decio: “In Italia i politici non conoscono il mare, le vie fluvio-marittime, la scienza del trasporto, l’economia marittima. Ci possiamo illudere di conoscerlo. E meno male che abbiamo almeno l’eccellenza della nautica nei grandi scafi, con il lusso e la tecnologia”. Mi permetterei di aggiungere: e meno male che abbiamo anche armatori italiani che investono, s’impegnano, suppliscono come possono al vuoto o quasi della Roma distratta.
Amarezze a parte, facciamo il punto sulla Riforma portuale. Mancano ancora un pugno di presidenti di Autorità di sistema portuale: e visto che le commissioni di Camera e Senato non si riuniranno prima della prossima settimana (se non dopo) l’imprimatur su alcuni d’essi e il relativo insediamento arriverà entro la fine del mese. Quello che è peggio, la nomina dei comitati di gestione nelle singole AdsP e del tavolo ministeriale di coordinamento richiederanno altre settimane. Il che significa che l’intero sistema portuale della Riforma Delrio andrà a regime non prima di un mese, forse due. L’abbiamo già scritto: in tempi di “real time” siamo davvero il ventre molle dell’Europa. E non per colpa di chi lavora sui porti e sul mare.
A.F.

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Pubblicato il
4 Gennaio 2017
Ultima modifica
25 Febbraio 2017 - ora: 13:06

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