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Guardia Costiera l’ammiraglio Pettorino e un “place of safety”

Giovanni Pettorino

GENOVA – Abbiamo chiesto all’ammiraglio ispettore Giovanni Pettorino, relatore nella sessione del forum Port&Shipping Tech dedicata alle operazioni di salvataggio di Guardia Costiera e Marina Militare e responsabile delle attività operative globali della Guardia Costiera dal 2014 al 2015, un punto della situazione sul tema drammatico e di estrema attualità del soccorso ai migranti ed un parere, poi ufficializzato dal ministro Delrio nei giorni successivi, sulla proposta di chiudere i porti alle navi delle Ong che non battono bandiera italiana.

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“Negli ultimi 3 anni – ha sottolineato l’ammiraglio ispettore – sono state quasi 600mila le persone soccorse nelle acque a sud della Sicilia, un numero che si avvicina a quello degli abitanti della città di Genova. La Guardia Costiera e le Capitanerie si stanno facendo carico di queste attività perché le convenzioni e la legge lo prevedono. Le Capitanerie hanno competenze nell’area SAR (area ricerca e soccorso ndr) ma hanno anche competenze in questi casi perché le chiamate di soccorso vengono indirizzate al centro nazionale di controllo della Guardia Costiera il quale non appena le riceve avvia i soccorsi. Secondo le disposizioni internazionali dovrebbe poi passarli ad un centro di soccorso più vicino, ma i centri di soccorso più vicini ubicati in nord Africa non agiscono e questo ci porta quindi alla gestione di attività di soccorso in un’area che corrisponde a 1 milione e 100mila chilometri quadrati ovvero alla metà dell’intero mare Mediterraneo. Un grandissimo sforzo della Guardia Costiera italiana che ormai da tre anni si sta facendo carico, insieme al nostro Paese, di questo immane esodo che ha raggiunto cifre considerevolissime”.

“Nella fase di coordinamento del soccorso – ha concluso l’ammiraglio ispettore – chiediamo al ministero degli Interni un luogo sicuro dove far approdare questi naufraghi, non potendoli riportare in Tunisia o in Libia (soprattutto in quest’ultimo paese ciò non è possibile poiché non ha firmato le convenzioni sui diritti dei rifugiati ed opereremmo quindi un respingimento, azione che risulterebbe illegale). Abbiamo dunque l’obbligo di individuare un “place of safety” per lo sbarco dei migranti; coordinandoci con il ministero degli Interni al momento questi luoghi di sbarco sono tutti individuati sulle coste del nostro Paese, principalmente su quelle della Sicilia, ma anche della Calabria, Campania e Sardegna. In merito alle notizie diffuse in questi ultimi giorni sulla chiusura dei porti queste scelte non appartengono – e non possono appartenere – alla determinazione della Guardia Costiera che, operando con la convenzione di Amburgo, deve procedere come ha fatto finora”.

C.G.

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Pubblicato il
5 Luglio 2017

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