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Da Cernobbio porti del sud e libro dei sogni

CERNOBBIO – Forse dovremmo avere la modestia di non entrare sui grandi temi dei grandi incontri dei Grandi della grande economia (quanti grandi, eh?) sui quali si sono snodati i giorni di Cernobbio. Ma alcune delle idee che sono emerse, e sono state oggetto di commenti anche sulla Grande Stampa economica europea, meritano se non altro di essere riprese in questa nostra modesta palestra marittimo-portuale.

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La prima idea scaturita dagli incontri è – critica da parte della Lega al governo – che il Piano strategico nazionale della portualità e della logistica firmato da Delrio “non è all’altezza”. Perché? Perché considererebbe i porti del sud Italia, dalla Calabria alla Puglia ma specialmente nella Sicilia, come scali di second’ordine, poco considerati e poco finanziati, mentre sono in posizione chiave “per intercettare il continente chiave della futura logistica del Mediterraneo, l’Africa”.

Valutazioni politiche, ovvio. Ma qualche considerazione la meritano, visto che tra l’altro a Cernobbio si è parlato anche del ruolo di Gioia Tauro da trasformare in un vero “gateway” (le aree intorno non mancano) rispetto all’attuale limite di porto di solo transhipment. E i porti siciliani, come Palermo e Catania in particolare, possono davvero giocare un grande ruolo per le Autostrade del mare con il nord Africa. Prima che ci mettano le mani sopra i cinesi, con i loro capitali e le loro regole.

E i finanziamenti? Qui casca l’asino, come si dice. Secondo uno studio presentato da Armando Siri, consigliere economico di Salvini, “basterebbero 3 miliardi di euro”. Forse saranno anche pochi, viene da aggiungere. Ma con le leggi di bilancio dell’Italia che hanno assegnato a tutte le infrastrutture nazionali dai 3 ai 4 miliardi, sembra davvero un libro dei sogni. Per realizzare la sola Salerno-Palermo di “alta portabilità” e le aree retroportuali con relativi fondali ad Augusta e Taranto – per esempio – occorre uno stanziamento di 22 miliardi, con tempi stimati di 6/8 anni di lavori. E saremmo sempre con aree sostanzialmente ridotte rispetto a quelle che offre Rotterdam, che ha un retroporto di 65 chilometri. Allora, di che stiamo parlando?

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
9 Settembre 2017

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