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L’ANGOLO (del) MARITTIMISTA – Una possibile Area ECA anche nel Mediterraneo?

Luca Brandimarte,

Il nostro collaboratore dottor Luca Brandimarte, junior advisor for EU and legal affairs anche in Assarmatori, affronta oggi il tema riguardante l’Area ECA nel Mediterraneo.

ROMA – In questo nuovo numero della nostra rubrica affrontiamo oggi una tematica che è recentemente tornata a far parlare di sé a seguito di una specifica proposta avanzata all’Europa dal governo francese: ci riferiamo, in particolare, a quella relativa alla possibile creazione di un’area ad emissioni controllate all’interno del mar Mediterraneo (“Area ECA”).

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Tale proposta, che sembrerebbe aver ricevuto seguito anche dal governo spagnolo in occasione della Conferenza di Madrid del marzo scorso, suggerisce la necessaria introduzione di un’area ad emissioni controllate nel Mediterraneo e trae la propria origine dai possibili benefici che, in termini ambientali, la stessa potrebbe produrre. Il tutto facendo leva sui modelli di Area ECA attualmente implementati nei mari del Nord Europa e degli Stati Uniti.

Ma vediamo cos’è e in che cosa consiste l’Area ECA.

L’Area ECA, meglio nota come “Emission Control Area”, è stata definita dall’Organizzazione Marittima Internazionale (“IMO”) – nello specifico a mezzo della risoluzione MEPC 176(58) dell’IMO in vigore dal 2010 – come un’area in cui, al fine di ridurre e controllare l’inquinamento atmosferico dall’emissione di gas nocivi quali gli ossidi di zolfo e gli ossidi di azoto, è obbligatoria l’adozione di misure speciali per le emissioni navali.

Ancor prima della sopracitata risoluzione IMO, l’introduzione delle aree ECA deriva dall’attuazione dell’Allegato VI al protocollo MARPOL del 1997, che ha introdotto delle limitazioni all’emissioni dei gas nocivi di cui sopra vietando altresì l’emissione di sostanze volatili organiche (i.e. diluenti per vernici/benzine) e di sostanze dannose per l’ozono (i.e. sostanze alogenate).

In sostanza, quindi, l’Area ECA altro non è che un’area marittima caratterizzata da agenti inquinanti ed emissioni in misura contenuta rispetto alle altre aree marine/marittime limitrofe e, ad oggi, per quanto concerne l’Europa, si registrano aree ECA sia nel Mar Baltico, sia nel Mare del Nord.

Segnaliamo, inoltre, che il limite di tenore di zolfo nel combustibile utilizzato dalle navi all’interno di un’Area ECA è di 0.10% m/m mentre, al di fuori della stessa, il limite risulta del 3.5% m/m. Al riguardo, si ricorda tuttavia che, a partire dal primo gennaio 2020, il tenore di zolfo nel combustibile utilizzato dalle navi si ridurrà ulteriormente nella misura dello 0.50% m/m.

Ma quindi, quali sono i possibili vantaggi e gli svantaggi di un’Area ECA anche nel Mediterraneo?

Per quanto riguarda il primo profilo, l’istituzione di un’area ad emissioni controllate ben potrebbe ridurre le emissioni dei sopracitati gas nocivi e far diminuire il rischio di danno ambientale. Il tutto anche a beneficio della salute umana.

Per quanto attiene, invece, agli svantaggi correlati alla creazione di un’Area ECA mediterranea, occorre ricordare le differenze esistenti, sia in termini di risorse disponibili, sia in termini di operatori attivi sul mercato rilevante, tra il Mar Mediterraneo e le altre aree marine già soggette ad Area ECA.

Ad avviso di chi scrive, infatti, l’introduzione di un’Area ECA nei nostri mari potrebbe cagionare un grave danno, in termini economici, alla nostra industry, in assenza di idonee misure finalizzate a consentire all’industria marittima di assecondare tale processo mediante l’utilizzo di carburanti (i.e. LNG) e/o tecnologie alternative (i.e. cold ironing). Ciò sia dal punto di vista dei costi del combustibile a basso tenore di zolfo, di gran lunga superiori rispetto a quelli attualmente utilizzati nel Mediterraneo, sia in termini di fonti di approvvigionamento che, rispetto al Nord Europa, sono ancora assai limitate.

In sostanza, sebbene anche l’Italia sembrerebbe essere sul punto di iniziare a manifestare la possibilità di valutare la proposta francese, sarebbe opportuno contemperare le esigenze di salvaguardia ambientale con le attuali condizioni che caratterizzano il nostro mercato di riferimento.

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Pubblicato il
20 Luglio 2019

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