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Orche, squali e balene: così vive il mare

LIVORNO – Una famiglia di orche – orcinus orca dal nome scientifico, killer whale per gli inglesi – ha corazzato per un paio di giorni nel golfo ligure, con grande clamore degli appassionati e degli studiosi. Eppure, contrariamente a quanto non si è letto anche da parte degli esperti, l’orca nei nostri mari non è così episodica o addirittura eccezionale. Chi va per mare sa che ci sono stati, negli anni, altri avvistamenti. Lo testimonia anche l’iscrizione sulla parete di una casa di Capraia (nella foto) con tanto di data: la quale da sola (1986) serve a smentire chi attribuisce l’arrivo delle orche al riscaldamento globale. Non è stato l’unico avvistamento, anche se le orche difficilmente si spingono sottocosta.

Una decina d’anni fa un dipartita appassionato, costruttore edile molto noto nel fiorentino, fu spettatore dalla sua barca al largo di Capo Corso della disperata fuga di una stennella inseguita da un’orca: il povero delfino cercò anche di rifugiarsi sotto la barca, ma l’orca non si lasciò spaventare dai rumori di bordo (suonarono con la sirena e batterono colpi sullo scafo con il mezzo marinaio) e con un solo orribile morso tagliò in due la preda, portandosela sul fondo in un lago di sangue. Anche in Sicilia e persino in Adriatico sono state segnalate a varie riprese le terribili predatrici. Sulle quali girano leggende truculente come i documentati attacchi in massa alle balene: ma che non hanno mai aggredito l’uomo e anzi – testimonianza di pescatori giapponesi cacciatori ancora oggi di balene – qualche volta collaborano proprio con l’uomo per segnalare e intrappolare le balene.

Per riceverne in premio – raccontano sempre i giapponesi – la prediletta lingua dei grandi cetacei una volta uccisi. È la legge della natura. E sempre secondo i veri esperti, dove ci sono balene – come nel nostro Tirreno – possono esserci anche le loro predatrici. Come ci sono squali di vario genere, compresi quelli davvero pericolosi per l’uomo come il grande squalo bianco e i mako (foto dal piccolo museo storico di Pianosa).

A.F.

Pubblicato il
7 Dicembre 2019

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