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Un sistemico approccio al cambiamento lavorativo

Michela Benenati, apprezzata componente di staff in una nota agenzia marittima labronica, ci scrive le seguenti riflessioni:

Il nostro è tempo dell’immagine, dell’apparire, della frenetica corsa alla perfezione e perfezionismo, dell’immediatezza, della velocità di carpire e catturare immagini, istantanei fotogrammi che si susseguono. Trovano spazio social media quali Facebook, Twitter, Instagram, LinkedIn, You Tube, per citarne alcuni: necessarie finestre di visibilità, che anche il mondo del lavoro ha dovuto accogliere ed implementare.

Sicuramente non costituiscono la soluzione al modo di assistere un cliente, ma in quanto strumenti, sono un valido ausilio nella fruizione delle informazioni, nonché un’ottima forma pubblicitaria.

Con il Covid e la pandemia mondiale, il nostro individualismo lavorativo, grazie ad una realtà parallela e fittizia, per certi versi, ci ha fatto sentire meno isolati.

Ed abbiamo dovuto, giocoforza, imparare a fare i conti con piattaforme web quali Google Zoom, Meet, sempre per fare qualche esempio.

L’uomo è un animale sociale, come scrisse Aristotele, nel IV Secolo a.C.

Nel tempo e nel corso dei secoli, questo assunto è rimasto attuale, pur cambiando le modalità, attraverso le quali si traduce il bisogno primario dell’uomo, di entrare in contatto con l’altro.

Da un anno a questa parte, tante cose sono cambiate nella nostra vita e, la costrizione al dovere stare a casa ed isolarci gli uni gli altri, ci ha posto anche in un diverso atteggiamento lavorativo.

Riferendoci alle categorie privilegiate (il settore marittimo è uno di questi) molte hanno potuto implementare lo smart working; e per alcuni settori si sono dovuti reinventare, non senza difficoltà oggettive, pratiche ed economiche.

È interessante notare come un virus ha buttato all’aria le ns. certezze e ciò che per noi era scontato fare.

Ma in tutti gli ambiti di interazione sociale e lavorativa, sono importanti la conoscenza e la non improvvisazione. Lo scendere su un livello di approfondimento e non superficiale.

In altre parole il riuscire a coniugare sapientemente la tecnologia ed i sistemi oggi esistenti, con un approccio di dedizione, capacità e competenze lavorative.

La carta vincente è un mix di fattori. Oggi è richiesto il servizio ed il riuscire a trovare sempre soluzioni diverse, in base alle domande poste.

Si va oltre le difficoltà oggettive, quanto ad un approccio sistemico di dare risposte veritiere ed efficaci.

Una corsa ad ostacoli dove l’obiettivo è ben presente, ma come viene raggiunto, non è sempre chiaro e definito.

Il mondo sta cambiando, anche quello lavorativo. Fortunatamente abbiamo tanti modi, che la nostra intelligenza, capacità di adattamento e creativa inventiva devono mettere in atto.

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Le considerazioni di Michela sfiorano la filosofia, pur applicata in ambito lavorativo. Considerazioni valide e condivisibili specie nella parte dell’analisi degli stati d’animo e nella terapia – ovviamente più vaga e teorica – di quanto sarebbe necessario fare per reinventare un modo del lavoro che si trova a una svolta. Possiamo consolarci ricordando alla nostra lettrice che i cambiamenti epocali nel mondo del lavoro non sono una novità: ai tempi delle “rivolte” contro i telai, in Gran Bretagna (passate alla storia come luddismo) all’inizio del XIX secolo, sembrò sconvolgente la meccanizzazione di lavori individuali storici. E potremmo andare avanti così, fino alla recente nascita del container navale. Adattarsi, studiare, specializzarsi: il mondo del lavoro sta cambiando, ha ragione Michela, ma l’uomo ha saputo reinventarsi sempre. Non dimenticando il passato ma anzi traendone insegnamenti. E su questo piano, la nostra capacità… filosofica finisce! Grazie comunque, Michela.

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Pubblicato il
19 Maggio 2021

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