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Cold ironing e attese tradite

Nella foto: L’inaugurazione dell’impianto livornese con la fregata militare “Bergamini” nel 2015.

Sono stati più d’un lettore a chiederci, sul web o per telefono, notizie al grande programma varato dal Ministero delle Infrastrutture e Transizione Ecologica relativo ai punti di fornitura elettrica nelle banchine, il cosiddetto “cold ironing”. Le riassumiamo partendo da chi ha preso di mira l’ormai vecchio e …vergine impianto di Livorno:

Il “cold ironing” sembra diventato il Mantra della transizione ecologica dei nostri (e non solo) porti. Ma l’esempio di Livorno, dove l’impianto è stato realizzato per primo svariati anni fa ed è rimasto inutilizzato, dovrebbe metterci in guardia contro tanti entusiasmi (e tante spese) perché a quello che si può leggere le navi non sembrano interessate a questo tipo di fornitura. Possibile che non si riesca ad avere un’idea e un relativo programma chiaro su un tema così importante?

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Su queste pagine ne abbiamo scritto spesso, mettendo in chiaro che l’impianto di Livorno, nato dalla buona volontà dell’allora gestione dell’AdSP sulla base delle circolari ministeriali, è rimasto di fatto un’opera inutile perché mai utilizzata. Se ne sono scritte tante su questo disgraziato impianto: compreso che era stato costruito su una banchina sbagliata, la Sgarallino che è utilizzata per i traghetti tradizionali, che dava un picco di corrente elettrica troppo modesto, e che la fornitura era costosa. Ci fu anche un’indagine della magistratura, sollecitata da qualche bello spirito, che finì con la piena assoluzione dell’AdSP. Di fatto però l’opera non funziona e di recente il presidente Luciano Guerrieri ha ammesso che probabilmente andrà ristrutturata e adeguata ai nuovi standard.

Serviranno ulteriori interventi? Serviranno gli impianti di “cold ironing” che l’EU sta sollecitando in tanti porti? Gli armatori si dividono sulla loro utilità, con netta prevalenza – almeno nel Mediterraneo – di coloro che ritengono questi impianti problematici, sia dal punto di vista dell’utilità per le navi delle attuali generazioni, sia perché la corrente elettrica fornita proviene da centrali che con la difesa dell’ambiente hanno poco da spartire. Non siamo dei tecnici, ma le osservazioni fatte dai principali armatori del Mediterraneo ci sembrano logiche: compresa quella che la fornitura elettriche per gli usi di bordo all’ormeggio viene ormai prodotta dalle stesse navi in navigazione e “stivata” in pacchi di batterie a bordo. Ma è sempre meglio lasciare la parola ai tecnici: che dovrebbero finalmente darci qualche risposta convincente.

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Pubblicato il
4 Settembre 2021
Ultima modifica
7 Settembre 2021 - ora: 12:45

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