Guardia Costiera: nove navi sanzionate in due mesi

ROMA – Al fine di prevenire, nella misura del possibile, gli incidenti e gli altri effetti negativi per la salute umana e per l’ambiente causati dal riciclaggio delle navi, la Commissione Europea, con il Regolamento 1257/2013, ha imposto – a partire dal 31 dicembre scorso – a tutte le navi battenti la bandiera di uno Stato membro dell’UE ed alle navi battenti bandiera di un Paese terzo che fanno scalo in un porto o ancoraggio dell’UE, di mantenere a bordo un registro/inventario dei materiali considerati pericolosi, unitamente ad un certificato o a una dichiarazione di conformità, a seconda dei casi, anche al fine della loro completa tracciabilità (l’elenco dei materiali è contenuto nell’Annesso II del Regolamento).

La pandemia, che ha limitato anche le attività sopra descritte, ha spinto la Commissione Europea alla emissione di diverse raccomandazioni agli Stati Membri al fine di consentire alle navi di ottemperare ai requisiti previsti nel Regolamento Comunitario 1257/2013.

L’Italia, attraverso la sua Guardia Costiera per il tramite dei propri ispettori qualificati in “sicurezza della navigazione” ed autorizzati per i controlli a bordo delle navi straniere che approdano nei nostri porti – ha costantemente verificato le navi che hanno scalato i porti nazionali anche nel corso del periodo emergenziale.

L’attività di verifica a bordo ha fatto emergere che, nonostante la flessibilità riconosciuta dalla Commissione Europea, alcuni Stati di bandiera di Paesi Terzi non hanno ottemperato agli obblighi del Regolamento.

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