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Pesanti differenze import-export con il Far East

Andrea Monti

COLLESALVETTI – Dalla periferia dell’area retroportuale di Livorno, una finestra aperta sul mondo della logistica. Con impressioni personali di chi, Andrea Monti di SOGESE – che ciclicamente consultiamo su queste pagine – il mondo logistico non si limita a subirlo, ma collabora a viverlo in attivo.

Andrea, siamo ormai in pieno agosto, ma continua ad esserci il problema dei noli marittimi squilibrati…

“Proprio così, con aumenti più che sensibili dal Far East all’Europa e completamente ridotti nella rotta inversa. Se aggiungiamo a questo problema il rischio dei porti intasati, delle lunghe attese in rada, degli ingorghi dell’ultimo miglio, si capisce perché stia avanzando la modalità alterativa proprio dal Far East all’Europa.”

Cioè?

“Sta prendendo più piede la modalità ferroviaria, che garantisce magari quantitativi minori – non si arriva certo ai 20 Teu di una grande nave – ma assicura tempi certi di arrivo e buoni collegamenti con i nodi interportuali. Con in più costi concorrenziali”.

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Gli analisti confermano che esiste, come dice lei, un non equilibrio tra andata e ritorno dal Far East all’UE e viceversa. Dunque l’export europeo verso Cina e verso l’oriente non tira più?

“È in quantitativo nettamente inferiori a quanto arriva dal Far East in Europa. Dipende anche dal fatto che la Cina aveva accumulato magazzini pieni e adesso li smaltisce. Per quanto riguarda l’UE la famosa “locomotiva tedesca” si è nettamente ridotta.”

C’è anche, di riflesso, un costo molto diverso tra un contenitore acquistato in EU e uno in Cina…

“Si è invertito il rapporto classico: oggi un Teu o un 40° in Cina costa oltre il doppio che in Europa proprio per la grande richiesta dell’export cinese”.

E sulla rotta atlantica, tra UE e Stati Uniti?

“Anche su questa rotta l’Ue registra cali, perché gli Usa – principali consumatori – hanno visto incrementare fortissimi l’import dalla Cina. Siamo in tempi di situazioni ondivaghe, bisogna cogliere le occasioni all’istante, ma con prudenza”.

Per chiudere, qualche cifra…

“Posso ricordare che l’export cinese verso l’UE è aumentato in un anno del 53%, mentre quello dell’UE verso la Cina solo del 3,1%. Il nostro sport europeo verso il Nord America è in compenso franato a -40%. Meglio fermarsi qui a riflettere. Con la speranza che dopo settembre i traffici per i rifornimenti destinati ai consumi fine anno tornino in un migliore equilibrio.

(A.F.)

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Pubblicato il
10 Agosto 2024

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