Porta a Mare, l’ex scalo Umbria sarà intitolato al dirigente Cgil Sergio Manetti
Il leader sindacale Maurizio Landini lunedì 27 alla cerimonia con il sindaco

Sergio Manetti, dirigente sindacale Cgil e ex operaio del Cantierre
LIVORNO. Sarà intitolata a Sergio Manetti, storica figura del sindacalismo livornese, l’area dove a Livorno sorgeva l’ex scalo Umbria che un tempo faceva parte del Cantiere navale Orlando. Questo spazio urbano ora è ricompreso nel polo del lungomare della Porta a Mare: è stato un «luogo simbolo della storia operaia e cantieristica della città». A darne l’annuncio è il Comune di Livorno, segnalando che la cerimonia è stata messa in agenda per lunedì 27 aprile alle ore 16: all’ex infrastruttura del Cantiere ora riconvertita si ritroveranno sia il sindaco livornese Luca Salvetti sia il leader della Cgil nazionale Maurizio Landini. È da sottolineare che è stata proprio la Cgil a presentare la richiesta di intitolazione.
Sergio Manetti, che la “bio” messa nero su bianco dal municipio livornese indica come «operaio, partigiano, sindacalista» nasce nel 1922, poche settimane dopo che le squadracce di Perrone Compagni chiamate a raccolta da mezza Toscana hanno cacciato il sindaco socialista Mondolfi e assassinato dirigenti della sinistra. Ecco da che parte stare Manetti lo impara che è ancora un bebè: è una famiglia antifascista, la sua, con il padre repubblicano e lo zio comunista.
Frequenta le scuole professionali e, ancora ragazzo, comincia a lavorare come operaio al cantiere Ansaldo già da ben prima della guerra, negli anni dell’apogeo del consenso a Mussolini: lui è uno dei registi del “soccorso rosso” che cerca di dare una mano alle famiglie degli antifascisti arrestati. A vent’anni la scelta di iscriversi al Pci e il regime non ti dà certo la medaglia: figuriamoci poi se avessero saputo che era partigiano nelle Squadre di Azione Patriottica (Sap).
Non c’è solo quello: passata la devastazione di bombardamenti alleati e mine naziste, alla guida della commissione interna del Cantiere Navale (dal ’46 per cinque anni) è alle prese con i guai della ricostruzione. Di più: all’orizzonte c’è il tentativo della proprietà Oto di chiudere tutto, Manetti riesce a spingere in direzione del passaggio all’Ansaldo.
Poi sale un gradino nell’organigramma Cgil e lo ritroviamo alla testa dei metalmeccanici Cgil (dal ’51 per diciassette anni), un altro scalino ed eccolo segretario della Camera del Lavoro (a partire dal ‘68 per una dozzina di anni). È in quel periodo – viene spiegato rievocandone la figura – che Manetti corona il proprio percorso sindacale e politico: nell’estate ‘69 si tiene nella “sua” Livorno, il settimo congresso nazionale con cui la Cgil pone le basi, da un lato, per l’unità sindacale con Cisl e Uil e, dall’altro, far decollare l’iter che porterà alle conquiste dello statuto dei lavoratori. Poi la politica in consiglio regionale nella lista del Pci: nel 1980 ottiene 4.550 preferenze, cinque anni più tardi ne avrà quasi 5.400; in entrambi i casi lavora nella commissione artigianato commercio turismo (poco prima del Natale ‘87 è chiamato nell’ufficio di presidenza del consiglio regionale toscano come consigliere segretario). Lascia la politica attiva nel ’90, per otto anni (fino alla scomparsa nel ’99) è al timone del Consorzio Bacini di Carenaggio.

La Porta a Mare di Livorno: (ex Cantiere Orlando): qui la zona dello scalo Umbria











