Il fronte dell’autotrasporto va in pressing: confermiamo il fermo di Tir
Unatras torna alla carica: preoccupa il silenzio del governo

Paolo Uggè, presidente di Fai Conftrasporto e punto di riferimento di Unatras
ROMA. C’erano stati “segnali di fumo” da parte del governo, ma finora non deve essersi concretizzato quanto basta al fronte caldo dell’autotrasporto per tornare indietro dalla decisione di fermare i camion dalle primissime ore del 25 maggio fino a tutto venerdì 29. «A tutt’oggi preoccupa il silenzio del governo che incrementa il già elevato stato di tensione che grava sulle imprese»: queste le parole con cui si torna a far pressing da parte di Unatras, il coordinamento delle associazioni dell’autotrasporto che rivendica di rappresentare il 90% del settore.
Le imprese dell’autotrasporto tornano a ripetere che il fermo è previsto, ma mettono l’accento sul fatto di essere costrette a farlo: «senza una risposta concreta da parte del governo, si effettuerà come annunciato». Da tradurre: sbrigatevi a darci una risposta, un segnale d’attenzione.
Il fronte dei Tir tiene a ribadire «la propria determinazione nel voler ricercare le possibili soluzioni» ma, al tempo stesso, dice chiaro e tondo che non intende mollare («non può tuttavia evitare di proseguire l’azione mirata a dare risposte alla categoria penalizzata da una decisone di carattere generale che non tiene conto di quanto l’attività di autotrasporto impatti sull’intero sistema produttivo e sulla competitività del Paese»).
In concreto, il coordinamento Unatras ha stabilito di dare «tempestive indicazioni ai riferimenti territoriali delle organizzazioni aderenti affinché procedano, nei tempi e nei modi previsti dalla normativa vigente, a comunicare formalmente a questure, prefetture, polizia stradale e rappresentanze locali dei lavoratori dipendenti «le seguenti circostanze:
- su decisione degli organismi nazionali è previsto il fermo dei servizi nel periodo compreso tra la mezzanotte del 24 maggio e la mezzanotte del 29;
- si individuano in modo puntuale le località e i nodi logistici dove saranno «concentrate le iniziative sindacali e i presidi territoriali»;
- il fermo verrà attuato attraverso «un’incisiva opera di sensibilizzazione della categoria e dell’opinione pubblica, avvalendosi della distribuzione di volantini sindacali, dichiarazioni alla stampa e ogni altra forma di espressione del dissenso consentita dalle norme sull’esercizio del diritto di sciopero;
- ci si impegna a «garantire, in ogni fase della mobilitazione, l’osservanza delle disposizioni di legge e del Codice di Autoregolamentazione, assicurando la sicurezza stradale e la corretta informazione agli utenti»
La presidenza di Unatras ripete le richieste sulle quali intende incalzare il governo:
- sospensione temporanea dei versamenti derivanti dagli obblighi contributivi/previdenziali;
- riduzione del silenzio assenso per fruire del credito di imposta riducendolo a 10 giorni rispetto ai 60 previsti oggi;
- messa a disposizione di risorse adeguate («come già quantificato») al fine di «evitare una penalizzazione in particolar modo per le imprese di autotrasporto che hanno investito in sicurezza ed ambiente;
- l’emanazione in tempi nel più breve tempo possibile dei necessari decreti attuativi.
Da parte di Unatras si mette in evidenza «il senso di responsabilità dimostrato dalle imprese aderenti: tuttavia, «senza interventi si vedranno costrette a sospendere i servizi causa la eccessiva onerosità generati dal caro gasolio».











