Per Genova i soldi ci sono: dal governo 176 milioni per diga e ferrovia
Fondi in più per completare «due opere fondamentali». Ecco dove li prendono

I lavori di realizzazione dei cassoni per la nuova diga di Genova
GENOVA. Con l’ok del comitato di gestione alla prima nota di variazione, il porto di Genova si prepara a riallineare le cifre del bilancio previsionale 2026. Recepisce la “manna” in arrivo dal governo centrale, che ha deciso di girare all’istituzione portuale genovese complessivamente 176 milioni di euro per «garantire la prosecuzione e il completamento di due opere strategiche per lo sviluppo e l’efficientamento del sistema portuale genovese».
Come spiega Matteo Paroli, numero uno di Palazzo San Giorgio, sede dell’ente portuale all’ombra della Lanterna, in tutto parliamo di «176 milioni di euro aggiuntivi che entrano nel bilancio dell’ente e che consentono di garantire la continuità dei cantieri e il rispetto degli impegni contrattuali già assunti».
Insomma, il porto di Genova – che nel primo trimestre di quest’anno ha visto calare i traffici container (meno 6,6% in teu, meno 9,2% in tonnellaggio) e le movimentazioni complessive di merce (meno 3,8%) – vede arrivare da Roma questo pacchetto di milioni ben infiocchettato:
- 163 milioni di euro per i lavori di realizzazione della fase A della Nuova Diga Foranea di Genova: serviranno al consolidamento dei fondali e alle attività previste dalla variante di progetto che, secondo quanto dice l’Authority, »permetterà di ottimizzare i tempi di ultimazione dell’intera opera»,
- 13 milioni di euro per il completamento del collegamento ferroviario di ultimo miglio tra il parco Bettolo-Rugna e il Campasso attraverso la galleria Molo Nuovo.
A Roma si è deciso che, nella conversione del decreto, con una disposizione di legge (n. 71) datata 8 maggio scorso, per Genova i soldi extra ci sono. Giusto per quanto riguarda la diga e per quanto concerne la ferrovia. Detto per inciso: non vi sembra di aver ascoltato qualcosa di simile anche nelle richieste in arrivo da Livorno, no?).
Per esser precisi: si è stabilito di aggiungere all’articolo 4 un comma 2-quater che va incontro alle esigenze del «collegamento dell’ultimo miglio tra l’area portuale di Genova e l’area di Campasso» si autorizzano una ulteriore capacità di spesa di
- 300mila euro per l’anno 2027,
- 5 milioni di euro per l’anno 2028,
- 7,7 milioni di euro per l’anno 2029.
Da dove li pescano? I 300mila euro relativi al 2027 sono spiccioli e basta operare una «corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale» che sta nel gruzzoletto dei “fondi di riserva e speciali” (fra i “fondi da ripartire” del ministero dell’economia, usando una parte dell’accantonamento riguardante il ministero delle infrastrutture). Per le altre due annate, complessivamente poco meno di 13 milioni, li si prendono da un fondo per mobilità sostenibile con cui nel dicembre 2021 si era immaginato di agire per arrivare nel 2030 ad aver ridotto del 55% le emissioni registrate nel 1990. Si attinge ai soldi inizialmente destinati al rinnovo dei bus del trasporto pubblico locale, all’acquisto di treni ad idrogeno, alla realizzazione di ciclovie urbane e turistiche, al trasporto merci intermodale su ferro, all’adozione di carburanti alternativi per navi e aerei come anche al rinnovo del parco camion dell’autotrasporto.
Otto righe infilate all’articolo 9 come comma 5-quinquies sono la ricetta giusta per trovare i soldi in più per «garantire il completamento dei lavori di fase A della Diga foranea di Genova»: vale 63 milioni per l’anno 2027 e altri 100 milioni per l’anno 2028 in vista del consolidamento dei fondali e di quanto prevede la variante di progetto. In questo caso, non sono briciole. La soluzione basta cercarla nella stessa legge 234/2021, ma al comma 394. Qualcosa di simile a un gruzzolone: 5 miliardi che si immaginava di destinare all’Alta Velocità/Alta Capacità della linea ferroviaria adriatica lungo un programma ultradecennale, che per l’ultima parte di questo decennio indicava cifre nell’ordine dei 400 milioni.

Palazzo San Giorgio a Genova: è il quartier generale dell’Autorità di Sistema Portuale del mar Ligure Occidentale
La variazione serve all’Autorità Portuale ad adeguare i capitoli di bilancio: si mantiene inalterato il risultato della gestione approvato con il bilancio di previsione 2026, al tempo stesso si adeguando le cifre «prevedendo maggiori entrate e maggiori spese per complessivi 176 milioni di euro».
Genova ce l’ha fatta a ottenere nuove risorse come «ulteriore passo concreto verso il completamento di opere strategiche per la competitività del porto di Genova, rafforzandone il ruolo nel contesto logistico nazionale ed europeo e garantendo il rispetto dei tempi previsti dal “programma straordinario”».
Così il commento di Matteo Paroli, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del mar Ligure Occidentale: «Si conferma in questo modo la capacità dell’ente di affrontare le sfide infrastrutturali più importanti per il sistema portuale. La variazione di bilancio che abbiamo approvato è il riflesso diretto di scelte politiche nazionali che si traducono in risorse certe per due opere strategiche: la Nuova Diga Foranea e il collegamento ferroviario dalle banchine del porto di Genova al parco del Campasso».
Nella stessa seduta è arrivato semaforo verde da parte del comitato di gestione dell’Authority genovese anche alla concessione demaniale marittima da rilasciare alla Porto Antico di Genova spa, società pubblica controllata dal Comune di Genova (con il 57,7% e la stessa Autorità di Sistema Portuale socia di minoranza con il 3,8%). Al centro dell’attenzione c’è l’unificazione in una unica concessione con durata fino alla fine del 2050 relativa alla zona del Porto Antico. È il requisito preliminare per guidarne lo sviluppo in maniera allineata con il piano industriale presentato dalla società, che mette anche in pista per il periodo fino al 2031 una serie di investimenti che riguardano «l’Acquario, il Bigo, la Bolla Tecnologica e le strutture nautiche del Porto Antico».
A tal riguardo, Paroli parla di «un segnale importante di stabilità e di programmazione di lungo periodo per uno dei luoghi più identitari e attrattivi della città di Genova, a beneficio dei cittadini, dei turisti e dell’intera economia del territorio».











