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CONFITARMA

Sbloccare Hormuz ma come? Con “corridoi” difesi da navi e aerei

Ok all’idea Ics: approccio pragmatico già ora senza pensare di debellare l’Iran

Il caso dello stretto di Hormuz e la guerra in Iran dominano i reportage di Cnn

ROMA. «La libertà di navigazione rappresenta uno dei principi fondamentali su cui si fonda il commercio internazionale e, per un Paese marittimo come l’Italia, costituisce un interesse nazionale primario». Parole che il presidente di Confitarma, Mario Zanetti, ha messo nero su bianco in occasione della Festa della Repubblica, sottolineando che non è una rivendicazione di settore bensì qualcosa che riguarda l’intero sistema Paese. «Garantire la sicurezza delle rotte commerciali – afferma – significa tutelare non solo gli equipaggi e le imprese di navigazione, ma anche la continuità degli approvvigionamenti essenziali per il nostro sistema economico e produttivo».

Confitarma però non si limita a esprimere un auspicio astratto sperando che tutto vada per il verso giusto: indica un possibile spiraglio per trovare quanto prima una soluzione. Non è affatto causale il riferimento all’iniziativa di Ics denominata “White Ships Corridor” che, come aggiunge Zanetti, è «finalizzata a garantire un corridoio sicuro per le unità commerciali e consentire la ripresa delle attività di trasporto nel rispetto della sicurezza degli equipaggi».

Di cosa si tratta? Niente lo spiega meglio di un editoriale di “The Executive Maritime”, autorevole testata americana targata Florida: il meglio è nemico del bene, come dice un antico proverbio italiano citato da Voltaire e Shakespeare. Da tradurre così: «Lo stretto di Hormuz non è necessario renderlo del tutto sicuro per poter riaprire il trasporto marittimo globale: va solamente reso governabile».

Dall’elicottero militare statunitense pronto a entrare in azione su una nave mercantile nello stretto di Hormuz

Il giornale marittimo la spiega così: «I tentativi di cancellare qualsiasi capacità iraniana in grado di minacciare il traffico marittimo richiederebbero una campagna prolungata in tutto il Golfo Persico. Un approccio più pragmatico punta a fissare un corridoio di transito temporaneo che viene difeso prevedendo di concentrare la scorta navale, la sorveglianza degli aerei, la protezione degli elicotteri a bordo nave e un sistema difensivo limitato della costa meridionale, dal lato non iraniano, in un passaggio attraverso Hormuz di limitata larghezza ma difendibile». Aggiungendo: il trasporto via mare non esige che il mare sia «perfettamente sicuro»: semmai richiede «un corridoio che sia prevedibile, difendibile e credibile abbastanza per gli operatori commerciali e gli assicuratori per accettare il rischio».

Dunque, l’obiettivo non è quello di azzerare ogni minaccia iraniana (si trasformerebbe inevitabilmente un una guerra regionale e prevederebbe tempi tutt’altro che brevi): «L’obiettivo sarebbe rendere governabile il passaggio», dice “The Executive Maritime”. Cambierebbe anche il paradigma: anziché mirare a «stabilire uno standard di sicurezza navale permanente», la missione potrebbe mettere in preventivo «una durata fissa di sei mesi». Scopo: garantire una ripresa di una certa “normalità” di passaggi così da «ripristinare la fiducia commerciale e stabilizzare i mercati assicurativi».

O si fa così o l’alternativa è quel che funziona finora. Al bivio «tra paralisi ed escalation»: da un lato, accettare «l’interruzione del trasporto marittimo globale»; dall’altro, far partire «una grossa campagna militare con l’intenzione di debellare l’intera difesa costiera iraniana». La bussola dev’essere una, secondo questo orizzonte che sembra esser stato fatto proprio dall’International Chamber of Shipping, l’organizzazione mondiale di categoria guidata dall’armatore napoletano Emanuele Grimaldi: lo stretto di Hormuz «non deve essere perfettamente sicuro, deve soltanto essere aperto».

Dunque, Confitarma si schiera per chiedere di mettere il “White Ships Corridor” al centro della strategia. Lo fa nella «giornata che celebra l’unità, la sovranità e gli interessi strategici della nostra Repubblica», dicendo di voler indirizzare un messaggio «ai marittimi italiani e agli equipaggi che, insieme alle nostre navi, stanno vivendo una situazione di forte incertezza nell’area dello Stretto di Hormuz».

Zanetti torna a ripetere un concetto che giudica «di fondamentale importanza»: è indispensabile lavorare al «pronto ripristino della piena operatività dei traffici marittimi» nell’area dello stretto mediorientale, così da «salvaguardare il personale navigante e contenere i gravi danni economici e commerciali che questa situazione sta già causando alle imprese e alle filiere coinvolte». In particolare, gli occhi (e le preoccupazioni) sono ovviamente puntate sulla «condizione delle navi impegnate nel trasporto di fertilizzanti e di altre merci strategiche, oggi bloccate nel Golfo».

«I marittimi – queste le parole del numero uno di Confitarma – continuano a svolgere il proprio lavoro con professionalità, senso di responsabilità e spirito di servizio anche nelle aree più complesse del mondo: a loro va oggi la nostra riconoscenza e la nostra vicinanza, con l’auspicio che possano tornare a operare al più presto in condizioni di piena sicurezza e libertà».

Pubblicato il
3 Giugno 2026

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