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SCIOPERO E PRESIDIO

Sindacato e lavoratori sul piede di guerra: vogliamo garanzie, non chiacchiere

Cgil: snobbati gli impegni presi con il governo, ora il ministero convochi le due aziende

Massimo Braccini, segretario della Fiom livornese, davanti all’ingresso della Pierburg

LIVORNO. Dalla Camera del lavoro non fanno mistero di averla presa malissimo. Giovedì 4 gli operai hanno incrociato le braccia per due ore e al mattino hanno presidiato l’ingresso dello stabilimento di via Salvatore Orlando per dire che no, non ci siamo. Colpa del fatto che non hanno ottenuto niente di vincolante come garanzie per i lavoratori, tutt’al più un passaggio nella dichiarazione congiunta di venditore e acquirente.

Massimo Braccini, numero uno dei metalmeccanici Fiom, e Gianfranco Francese, leader della Cgil provinciale, parlano di «fatto estremamente grave sul piano delle relazioni industriali e del rispetto degli impegni assunti nei confronti delle istituzioni e dei lavoratori». Lo sottolineano ricordando che, nei «numerosi incontri» di questi mesi al tavolo del ministero delle imprese e del Made in Italy, Rheinmetall aveva «dichiarato la propria disponibilità ad affrontare il futuro dei siti italiani all’interno di un percorso di confronto istituzionale finalizzato alla definizione preventiva di adeguate garanzie occupazionali e industriali». Invece ora «la vendita è stata formalmente sottoscritta in modo unilaterale» e «senza che tali garanzie siano state preventivamente definite, rese vincolanti e condivise con le organizzazioni sindacali e con i lavoratori».

C’è un aspetto sul quale Francese e Braccini insistono: «Rheinmetall non è un’azienda in crisi, anzi è uno dei principali gruppi industriali europei della difesa, con risultati economici straordinari e importanti commesse pubbliche, anche finanziate con risorse dello Stato italiano». A dispetto di tutto questo, ha «scelto di cedere le attività italiane a un fondo di investimento senza aver prima costruito le necessarie tutele per lavoratrici e lavoratori, diversamente da quanto avvenuto in Germania».

Per i due dirigenti sindacali le dichiarazioni diffuse da Rheinmetall e Aequita «non possono sostituire accordi sottoscritti: le promesse non bastano». Sottolineando una cosa: «Servono impegni scritti, verificabili ed esigibili che garantiscano occupazione, continuità produttiva, investimenti e prospettive industriali per i siti di Livorno e Lanciano». Arrendersi di fronte al fatto compiuto? Francese e Braccini dicono di no: al contrario, chiedono al ministero di convocare urgentemente il tavolo ministeriale, «con la presenza di Rheinmetall e Aequita», affinché venga presentato «un piano industriale dettagliato che indichi investimenti, prospettive produttive, livelli occupazionali e tempi di sviluppo dei siti italiani». Di più: le commesse pubbliche affidate a Rheinmetall devono essere «strettamente collegate al rispetto dell’occupazione, del territorio e degli impegni assunti nei confronti delle istituzioni e delle rappresentanze dei lavoratori». Come dire: per Fion e Cgil questa vicenda è «tutt’altro che conclusa».

Pubblicato il
4 Giugno 2026

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