Il Mediterraneo torna al centro, il futuro è anche sulla rotta fra noi e il Nord Africa
Falteri: asse logistico fra Italia e Libia, porti e zone franche per Genova e Misurata

Davide Falteri, presidente di Federlogistica
GENOVA. Il Mediterraneo da tramutare in «una piattaforma integrata di sviluppo economico, logistico e industriale tra Europa e Africa»: del resto, quante volte l’abbiamo sentito dire che la penisola italiana è una sorta di molo proteso in mezzo al bacino mediterraneo? Lo dice Davide Falteri, presidente nazionale di Federlogistica: «Il Mediterraneo non è più una periferia economica, ma il baricentro delle nuove rotte globali».
Va in questa direzione il piano strategico presentato dall’organizzazione di categoria che raggruppa l’imprenditoria del settore logistico dopo che a Genova si è tenuto il faccia a faccia fra gli esponenti del sistema logistico-portuale genovese e la delegazione libica della Misurata Free Zone. È un primo passo concreto che dà concretezza, secondo Falteri, alla costruzione di «un asse logistico stabile tra il porto di Genova e la principale piattaforma economica della Libia, con l’obiettivo di favorire nuovi traffici commerciali, investimenti industriali e opportunità per le imprese italiane».
Le “primavere arabe” all’inizio del decennio scorso avevano fatto sperare in una evoluzione dei sistemi politico-economici della sponda sud del Mediterraneo tale da rendere l’Italia il punto privilegiato del rapporto con l’Europa. Poi la cose hanno preso tutt’altra direzione: a cominciare dall’attacco di una coalizione occidentale a guida americano-francese ha fatto saltare in aria la dittatura di Gheddafi per ritrovarci con un Nord Africa con la Libia destabilizzata dallo scontro fra milizie (a tutto svantaggio della storica egemonia italiana), l’Egitto in cui è tollerato il regime di Al-Sisi come baluardo contro l’estremismo islamico, per tacer della situazione complicata in Algeria e Tunisia (mentre sullo scenario si affacciano anche turchi e russi).
È noto che la bassa infrastrutturazione richiesta alle banchine dei traffici di camion spediti via nave potrebbe rendere più semplice allestire rotte ro-ro fra Sud Europa e Nord Africa, se solo l’Europa a baricentro settentrionale si accorgesse che occorre avere una politica di approccio al futuro del Nord Africa senza farne solo un “vallo di Adriano” con l’Europa-Fortezza contro i barconi (eppure basta guardare alla mappa delle provenienze dei migranti per avere la riprova inox che l’afflusso di stranieri è solo in piccola parte legato ai barconi). In tal senso, già negli anni di Marcucci presidente, a cavallo fra la fine del secolo scorso e l’inizio di quello attuale, l’Authority livornese aveva lanciato collegamenti con la sponda sud del Mediterraneo. Il risultato è che a Livorno hanno radici compagnie e collegamenti frequenti con i porti nordafricani
Falteri lo declina in genovese. «Le tensioni geopolitiche, la ridefinizione delle catene di approvvigionamento e la crescita dell’Africa – afferma – stanno cambiando profondamente gli equilibri internazionali». Aggiungendo poi: «In questo scenario Genova può diventare la porta europea di un nuovo corridoio economico verso il continente africano consentendo una penetrazione sino ai paesi dell’Africa sub-sahariana».
A tal riguardo Falteri indica l’identikit del piano operativo di Federlogistica articolato in sette direttrici strategiche:
- istituzione del Corridoio Logistico Genova-Misurata;
- attivazione di una linea marittima regolare tra le due sponde del Mediterraneo;
- digitalizzazione delle procedure doganali e sviluppo del pre-clearing documentale;
- realizzazione di servizi logistici integrati per le PMI italiane interessate ai mercati africani;
- programmi congiunti di formazione con Università, Its e centri di competenza;
- sviluppo di corridoi logistici digitali e piattaforme di tracciabilità;
- organizzazione del Mediterranean Logistics & Free Zone Forum, appuntamento annuale dedicato agli investimenti e alla cooperazione economica tra Europa e Africa.











