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SEAFUTURE AWARD

Blue economy, a uno studioso piombinese il premio per l’innovazione tech

Simone Tani si aggiudica il più importante riconoscimento a livello nazionale

Simone Tani ha vinto il Seafuture Award per l’innovazione nelle tecnologie della blue economy

PISA. Un giovane studioso piombinese si è aggiudicato il premio per le tesi di dottorato “Seafuture Award”: si chiama Simone Tani, ha 31 anni, ha conseguito il dottorato al Dipartimento di ingegneria dell’informazione dell’Università di Pisa ed è attualmente ricercatore in robotica marina nel medesimo dipartimento.

Il concorso – che chiama in causa laureati, dottorandi e specializzandi del mondo accademico italiano e internazionale, sia civile che militare –  è promosso dal Distretto Ligure delle Tecnologie Marine in collaborazione con Italian Blue Growth (Ibg). Stiamo parlando di una iniziativa che, giunta alla quinta edizione nella cornice del salone biennale “Seafuture”, viene vista come «uno degli eventi di punta nel settore dei sistemi e delle tecnologie marine». Ha l’obiettivo – è stato fatto rilevare – di «valorizzare i giovani talenti e i progetti innovativi legati alle tecnologie del mare». Più nello specifico, mira a far accelerare una “economia blu” circolare relativamente a diversi ambiti:

  • materiali innovativi,
  • efficienza energetica,
  • transizione ecologica,
  • basso impatto ambientale,
  • cambiamenti climatici,
  • transizione digitale,
  • tecnologie IoT,
  • cybersecurity,
  • robotica,
  • logistica e trasporti.

Un veicolo autonomo per l’esplorazione subacquea

Al concorso Tani ha presentato un lavoro che riguarda «l’uso di “veicoli subacquei autonomi” (Auv) per l’ispezione di infrastrutture marittime critiche». A lui è andato un premio di quattromila euro, secondo quanto segnalato dall’ateneo pisano.

Simone Tani la spiega così: «Gli attuali “veicoli subacquei autonomi” trovano ancora un impiego limitato in scenari operativi reali: nella maggior parte dei casi richiedono una conoscenza preliminare dell’ambiente operativo e non dispongono delle capacità di autonomia necessarie per operare efficacemente in contesti sconosciuti. Nel mio lavoro di dottorato ho sviluppato un “framework” che consente l’ispezione autonoma di strutture sottomarine non note a priori, senza la necessità di intervento umano». Dov’è l’elemento innovativo? Ecco cosa risponde il ricercatore: «Nell’integrazione di percezione e navigazione all’interno di un’unica architettura, che consente al robot di interpretare lo scenario circostante e di adattare la missione in tempo reale sulla base delle informazioni raccolte dai sensori “esterocettivi” di bordo. Il sistema è stato validato preliminarmente attraverso una campagna sperimentale in mare, durante la quale l’ “Auv Zeno” è stato impiegato per l’ispezione autonoma di un molo portuale».

Durante le prove, il “framework” – viene sottolineato – ha permesso di «calcolare in tempo reale le azioni di controllo necessarie a mantenere il robot a una distanza di sicurezza dalla struttura, garantendo al contempo una velocità di ispezione costante e l’orientamento ottimale del payload di percezione per l’acquisizione dei dati». Tani segnala che, integrando direttamente le informazioni percettive nel ciclo di controllo del veicolo, Zeno ha completato con successo l’intera missione: l’ha fatto rispettando i requisiti operativi previsti e assicurando una copertura efficace del target di ispezione».

Lo studioso tiene a ribadire che «i dati raccolti hanno inoltre permesso di ottenere immagini di elevata qualità e una ricostruzione tridimensionale accurata della struttura ispezionata». Come dire: i risultati ottenuti dimostrano la fattibilità dell’approccio proposto. «È un passo significativo verso l’impiego di “Auv” in missioni di ispezione completamente autonome in ambienti operativi reali, anche in assenza di informazioni preliminari sulla struttura da analizzare», dice Tani.

Pubblicato il
18 Giugno 2026

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