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LA FABBRICA DI LIVORNO

Pierburg, slitta l’incontro con le aziende al tavolo del ministero

Fiom: questo tempo in più serva per discutere davvero di garanzie

Massimo Braccini, segretario Fion Livorno su caso Pierburg

LIVORNO. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha comunicato che slitta l’incontro previsto nei prossimi giorni relativamente alla cessione della divisione “power systems” di Rheinmetall al gruppo Aequita, compreso la Pierburg Pump Technology Italy e il suo stabilimento livornese a due passi dal varco portuale Valessini. A darne notizia è il sindacato dei metalmeccanici Cgil per bocca del numero uno della Fiom labronica, Massimo Braccini, che spiega come la motivazione del rinvio addotta dal ministero sia da collegare alla «necessità di completare ulteriori approfondimenti tecnici propedeutici al confronto tra le parti».

Potrebbe essere l’occasione per una alzata di scudi nei riguardi de ministero. In realtà, dalla trincea sindacale di questa complicata vertenza ci si limita a un «prendiamo atto». Cosa c’è dietro? Si potrebbe immaginare forse la volontà di non bruciare l’interlocuzione utile con il ministero, ma soprattutto Braccini insiste su un aspetto: c’è bisogno che quell’incontro non sia una vuota liturgia, tanto per mettersi per un’oretta seduti al tavolo di fronte all’azienda, al contrario occorre che a quel faccia a faccia partecipi qualcuno che sia in grado di negoziare qualcosa e non stia lì a riempire il nulla con paroline di circostanza. Lo sottolinea proprio Braccini: «Riteniamo che un passaggio di questa rilevanza industriale e occupazionale debba essere affrontato con tutti gli elementi necessari per consentire una discussione approfondita e concreta sul futuro degli stabilimenti coinvolti».

Cosa c’è da discutere? Sostanzialmente, del fatto che il passaggio offra tutele ai diritti dei lavoratori dell’attuale Pierburg: a cominciare dal fatto che dal punto di vista del mantenimento del posto di lavoro non sia un salto nel vuoto. Non solo: era stata sottolineata l’esigenza che i lavoratori italiani avessero le stesse garanzie che Rheinmetall aveva riconosciuto negli accordi con i sindacati tedeschi.

Il leader del sindacato metalmeccanici Fiom Cgil insiste così: «Restano aperte e ancora prive di risposta le questioni che abbiamo posto fin dall’avvio della vertenza: gli investimenti previsti, le missioni produttive, i carichi di lavoro, le prospettive occupazionali e il ruolo che gli stabilimenti italiani avranno all’interno della nuova configurazione societaria».

Tutto questo – rincara – vale ancor di più per la fabbrica livornese di Pierburg: «Lo stabilimento arriva a questo passaggio dopo anni di difficoltà e in una condizione che continua a destare forti preoccupazioni sul piano industriale e occupazionale». Aggiungendo poi: «Per questo i lavoratori hanno diritto a conoscere con chiarezza quali siano le prospettive produttive del sito e quali impegni intendano assumere i nuovi assetti proprietari».

Dunque, l’organizzazione dei lavoratori – che tiene accesa la “brace” dello stato di mobilitazione dei lavoratori – si aspetta che questo tempo extra «necessario agli approfondimenti» venga utilizzato per «costruire le condizioni di un confronto finalmente utile e risolutivo, capace di affrontare nel merito tutti gli aspetti industriali, produttivi e occupazionali che riguardano il futuro dei siti italiani». Da tradurre così, con le parole di Braccini: «Al prossimo incontro saranno necessarie risposte chiare, impegni verificabili e garanzie concrete. Le lavoratrici e i lavoratori attendono da troppo tempo elementi di certezza e trasparenza su un’operazione che avrà effetti rilevanti sul loro futuro».

Pubblicato il
22 Giugno 2026

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