Vendita di Pierburg, a metà settembre l’incontro decisivo al ministero
Il sindacato: la mobilitazione prosegue, vogliamo le garanzie

Stabilimento Pierburg Livorno, ingresso della fabbrica
LIVORNO. È stato fissato per la metà di settembre – esattamente lunedì 14 – il nuovo incontro al tavolo del ministero delle imprese e del Made in Italy per discutere il futuro di Pierburg, dopo la cessione della divisione Power Systems di Rheinmetall al fondo Aequita. A mettere l’accento sulla convocazione è il sindacato territoriale dei metalmeccanici Cgil, definendolo «un passaggio decisivo». Stiamo parlando di «un’operazione che coinvolge migliaia di lavoratrici e lavoratori in Europa e interessa direttamente anche lo stabilimento Pierburg di Livorno», come sottolinea Massimo Braccini, numero uno della Fiom provinciale.
Per il sindacato il confronto del 14 settembre è il «momento di verità». Da tradurre così: smettiamola con le dichiarazioni d’intenti più o meno vaghe («occorrono garanzie su investimenti, produzioni, carichi di lavoro e occupazione»). Per dirla meglio: al tavolo devono sedere «interlocutori con un effettivo potere decisionale e la disponibilità ad assumere impegni verificabili sul futuro degli stabilimenti italiani». Finché non arriveranno le garanzie in modo formale, «resta confermato» lo stato di mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Braccini annuncia che sindacato, rappresentanze sindacali di fabbrica e lavoratori valuteranno «tutte le iniziative necessarie a sostenere la vertenza, compresa l’eventuale organizzazione di un presidio davanti al ministero occasione dell’incontro del 14 settembre».
Dal quartier generale dell’organizzazione delle tute blu si mette l’accento sul fatto che «dopo i numerosi incontri svolti nei mesi scorsi, le garanzie richieste dal sindacato non sono ancora arrivate». Risutato: da un lato, il confronto istituzionale «è proseguito»; dall’altro, finora – queste le parole di Braccini – «si è assistito soprattutto a un continuo rinvio delle decisioni, senza impegni concreti e vincolanti sul futuro produttivo e occupazionale degli stabilimenti italiani».
Le preoccupazioni valgono a maggior ragione per la fabbrica labronica a due passi dal varco portuale Valessini: Pierburg Livorno è in una situazione «particolarmente delicata». Dalla trincea sindacale si segnala che «gli ammortizzatori sociali sono già stati prorogati, ma il vero problema resta la mancanza di carichi di lavoro e l’assenza di certezze sulle future produzioni». Aggiungendo: «In queste condizioni non è più possibile rinviare le risposte».
A ciò si aggiunga anche un altro aspetto che accresce i timori sul futuro dello stabilimento livornese: «Preoccupa il fatto che le stesse produzioni siano prospettate a tutti gli stabilimenti europei coinvolti nell’operazione, senza che siano stati chiariti criteri, volumi e allocazioni». Viene sottolineato che, al contrario, in Germania risultano «già definiti accordi e strumenti di tutela che garantiscono un ruolo nelle future scelte industriali». Negli stabilimenti italiani invece no: queste garanzie continuano non esserci.
Da parte del sindacato si indica una doppia interlocuzione. All’acquirente Aequita («in quanto fondo di investimento e non soggetto industriale produttore») si chiede di «presentare al più presto un piano industriale credibile che definisca investimenti, missioni produttive, volumi e prospettive occupazionali». Ma si vuol mantenere al tavolo anche Rheinmetall chiamandolo in causa: è indispensabile che «si assuma la piena responsabilità della fase di transizione, garantendone i costi e gli oneri fino alla completa stabilizzazione del nuovo assetto industriale, senza scaricare i rischi sui lavoratori».











