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EDITORIA

“Il Tirreno” cambia proprietà: ecco chi è l’acquirente

Sae sigla un accordo vincolante: avvocato e immobiliarista

L’ingresso della sede del quotidiano livornese Il Tirreno sul viale Alfieri

LIVORNO. «Il gruppo Sae sigla l’accordo per la cessione del “Tirreno” alla famiglia Olivetti Rason». Così l’annuncio del quotidiano economico “Sole 24 Ore”, che parla di «accordo vincolante». Poco più tardi arriva la nota ufficiale che mette il “bollo tondo” all’annuncio: l’operazione avviene per il tramite della holding Gin, una società che, come viene spiegato, «opera principalmente nel settore degli investimenti immobiliari, finanziari e dello sviluppo di progetti di valorizzazione di asset di particolare pregio». Secondo quanto riferito, si conta di completare l’operazione entro settembre.

Pier Ettore Olivetti Rasn, il front runner della “squadra”, si è fatto praticamente un regalo di compleanno: l’annuncio dell’accordo finalizzato relativo al giornale livornese arriva a poche ore dal momento in cui spegnerà sulla torta le candeline del suo 53° compleanno. In ballo il passaggio di mano del 100% delle quote di Sae Toscana, la società che ha in mano la storica testata toscana – sede centrale a Livorno e diffusione in gran parte della regione, a partire dalla fascia costiera – che alla fine del prossimo aprile festeggerà il 150° anniversario della fondazione.

Ma Sae forse tiene uno zampino nella gestione 

Nel comunicato ufficiale si darà conto poi del fatto che le parti stanno valutando l’opportunità di far continuare a gestire alla società venditrice Sae Toscana alcune operazioni riguardanti l’esperienza amministrativa e il know-how in servizi di tipo editoriale. È da dire che gli Olivetti Rason hanno già alle spalle molte operazioni economico-finanziarie di rilievo ma – lo ricorda “Open”, il giornale web edito da Enrico Mentana –  sono «alla prima esperienza nell’editoria» e dunque non è escluso che il giornale possa mantenere qualche legame con il gruppo che da poco ha comprato “La Stampa”, ultimo acquisto di una serie di ex proprietà della Gedi targata John Elkann, che a sua volta le aveva prese dalle mani dei figli di Carlo De Benedetti (il riferimento è a “La nuova Sardegna”, alle tre “gazzette” emiliane e alla “Provincia Pavese”). L’ultimissima mossa dopo “La Stampa”? L’impegno nel salvataggio dell’«editoria religiosa e cattolica di pensiero» con l’ingresso nel capitale della società bolognese “Il portico”. Ce ne sarà anche un’altra, forse sul fronte delle attività digitali e multimediali, con «un importante investimento strategico»: viene per ora solo prefigurata ma non definita.

Il suo studio legale si occupa di diritto societario e internazionale: a Firenze il quartier generale è a pochi passi da piazza della Libertà; a Roma gli uffici sono a 175 metri in linea d’aria dall’emiciclo di Montecitorio; a Milano è proprio a contatto di gomito con il tribunale; a Londra, fra Chelsea e Belgravia, accanto alla Saatchi Gallery.

La copertina del libro pubblicato dalla casa editrice fiorentina Giunti e dedicato alla figura di Pier Ettore Olivetti Rason come “collezionista di memorie”

Oltre l’avvocato, l’imprenditore immobiliare: nel segno dei Vanzina

Ma all’attività di legale affianca quella di imprenditore immobiliare, soprattutto in campo turistico: ad esempio a Pisa, con lo storico hotel La Pace dove la famiglia ha rilevato anche l’edificio adiacente per recuperare l’antico fascino dell’albergo in zona stazione; a Firenze, facendo nascere il “Claris” là dov’era l’”Harry’s Bar”. Anche sulle orme dei film di Vanzina, si potrebbe dire con il timbro di “Dagospia”: a Cortina gli Olivetti Rason acquisiscono l’hotel Fanes, dove è stato girato “Vacanze di Natale”, cinepanettone doc; avevano già preso a Forte dei Marmi rilevando il bagno “Marechiaro” che nel 1983 era stato il set di “Sapore di mare” (e che da pochi giorni ha affidato a una “grandefirma” della ristorazione come Giacomo Milano

Inutile dire che qui si finisce nella gag. Capita allo stesso Pier Ettore Olivetti Rason parlando con “Forbes”. Racconta che una agenzia immobiliare veneta gli telefona: «So che possiede il bagno di “Sapore di mare”, vorrebbe acquistare anche l’hotel di “Vacanze di Natale”? Ho pensato a uno scherzo, e invece…».

Un libro per raccontarsi e quegli articoli “viola” sul Tirreno 

Qualcosa del genere salta fuori anche nel libro che l’editore Giunti dedica alla sua figura come “Collezionista di memorie”: al posto degli oggetti, i luoghi da amarcord. In uscita nel settembre scorso con consacrazione di nuovo in terra versiliese grazie a un incontro nel salotto chic della “Versiliana” (e, detto per inciso, in una pagina intera del “Tirreno” con la firma del direttore). Nel cassetto dei ricordi il libro infila i set dei film di Vanzina ma anche lo “smemorato di Collegno”: cosa ci combina Bruneri-Canella con tutto questo? Sta in un “lessico famigliare”: il padre Gian Paolo, avvocato pure lui, nato nella Firenze tutta da ricostruire, gli affida il faldone processuale della ingarbugliata vicenda per il riconoscimento legale di chi fosse quell’uomo senza identità – se il filosofo Giulio Canella o l’ex tipografo anarchico Mario Bruneri – perché a quel caso aveva lavorato suo bisnonno per parte di madre, il giurista Federico Cammeo.

A dire il vero, il nome di Pier Ettore Olivetti Rason i lettori del “Tirreno” l’hanno già visto diverse volte sul loro giornale in passato, e non solo per via della sua attività professionale. A più riprese la passione per la Viola l’ha portato a pubblicare sulle pagine del quotidiano labronico commenti e editoriali sulle questioni legate alla Fiorentina, prima fra tutte lo stadio.

Ora c’è da riportare un po’ di serenità in una redazione alle prese con l’ipotesi di una drastica riduzione del numero delle edizioni: del resto, il contesto dice che la carta stampata fa fatica ovunque, e nemmeno solo in Italia. Pure in Toscana la riduzione delle copie diffuse ha avuto come conseguenza la chiusura di buona parte delle edicole, che a sua volta restringe la forza vendita reale e obbliga a muoversi di quartiere in quartiere per poter comprare il giornale, figuriamoci nel pomeriggio.

L’indagine: una comunità senza giornale locale vive peggio

Non è una preoccupazione solo di tutela dei diritti di chi nei giornali lavora: misurando gli effetti della desertificazione dei giornali in tante contee degli Stati Uniti, un report della Northwestern afferma che «nelle comunità senza una fonte credibile di notizie locali, la partecipazione degli elettori diminuisce, la corruzione sia nel governo che negli affari aumenta e i residenti locali finiscono per pagare di più in tasse». E uno studio citato da “Scientific American” di cui parla “Professione reporter”: «Man mano che la raccolta di notizie locali si riduce, le persone trascorrono più tempo in luoghi che potrebbero rendere più evidenti le divisioni, “come l’ambiente dei social media o di piattaforme come Nextdoor o guardando la televisione via cavo nazionale”». Tale ricerca datata 2019 segnala che «gli elettori nelle aree in cui i notiziari locali erano chiusi avevano meno probabilità di dare un voto condiviso, “segnale che indica una polarizzazione sempre più profonda in quelle comunità”». La conseguenza è intuibile, e gli autori del report la indicano chiaramente: «I giornali locali fungono da fonte centrale di informazioni condivise, stabilendo un’agenda comune. I lettori dei giornali locali si sentono più legati alle loro comunità».

DA LEGGERE/1: qui il link a un articolo di “Professione reporter” dedicato alla chiusura di 3mila testate locali negli Stati Uniti e a come il giornalismo può sopravvivere) 

DA LEGGERE/2: qui il link a un altro articolo di “Professione reporter” che si occupa invece dell’altro aspetto del problema, cioè gli effetti della desertificazione dell’informazione locale sugli standard della democrazia 

Queste le parole dell’avvocato fiorentino Pier Ettore Olivetti Rason alla testa del gruppo di famiglia: «”Il Tirreno” non è soltanto un giornale, ma una parte della storia della Toscana. Siamo orgogliosi di poter contribuire al futuro di una testata che da oltre un secolo accompagna la vita del territorio, valorizzandone l’identità, il radicamento e il patrimonio di credibilità costruito nel corso della sua lunga storia».

Mauro Zucchelli

Pubblicato il
29 Giugno 2026
di MAURO ZUCCHELLI

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