Il gigante Usa vuol raddoppiare la lavorazione della soia italiana
Da Bunge investimento da 4,4 milioni di euro per gli impianti di Ravenna
RAVENNA. La multinazionale statunitense dell’agroalimentare Bunge, quartier generale nel Missouri, ha messo sulla rampa di lancio un investimento di 4,4 milioni di euro nello stabilimento di Porto Corsini, a Ravenna. Scopo dichiarato: raddoppiare i volumi di lavorazione della soia coltivata in Italia. Come? Ammodernando il sistema di ricezione dei semi, l’ampliamento della capacità di stoccaggio e il potenziamento del laboratorio interno di analisi, com’è stato spiegato dalla società illustrando l’iniziativa.
Stiamo parlando di un colosso economico che opera nel campo “dell’approvvigionamento, stoccaggio, distribuzione, lavorazione e raffinazione di semi oleosi, offrendo un ampio portafoglio di oli, grassi e proteine vegetali”. Prodotti nel vasto continente economico dell’agroalimentare destinato all’alimentazione umana o animale e ai biocarburanti.
Vale la pena di mettere in risalto che una delle principali novità impiantistiche è rappresentata da un nuovo scarico posteriore per i camion: si affianca a quello laterale già esistente, serve ad adeguare l’impianto ai moderni mezzi di trasporto. Un nuovo silo e nuovi trasportatori a catena – viene fatto rilevare – accresceranno invece la capacità di stoccaggio e miglioreranno il flusso delle sementi verso la linea di lavorazione. Da aggiungere che il laboratorio è stato ampliato per garantire analisi più rapide e complete.
L’intenzione esplicitata dall’azienda è quella di offrire agli agricoltori italiani maggiori sbocchi per le loro colture, incrementando gli acquisti di soia prodotta nelle principali regioni agricole del Paese come Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia.
La soia lavorata a Porto Corsini, secondo quanto si apprende dall’Authority ravennate, rifornirà le filiere mangimistica e alimentare, oltre al settore dei biocarburanti: questo conferma il ruolo di Ravenna come snodo che collega le produzioni agricole locali ai mercati italiani ed europei.
Sempre dell’istituzione portuale si ha notizia che la fase di costruzione “si è conclusa a giugno e l’impianto rinnovato dovrebbe entrare in piena operatività entro la fine dell’estate”. Cioè: in tempo per la prossima stagione di raccolta.
A Porto Corsini il colosso statunitense dispone di due stabilimenti a Porto Corsini (Ravenna): conta su un impianto di “crushing” dove lavora semi di soia per la produzione di oli vegetali e farine per l’alimentazione animale, una raffineria multiolio, una di imbottigliamento di oli vegetali ed un impianto per la produzione di biodiesel.
Ecco la dichiarazione di Saverio Panico, country manager di Bunge per l’Italia: “Il nostro investimento a Porto Corsini riflette il nostro impegno nei confronti degli agricoltori italiani e dei clienti nei settori alimentare, dei mangimi e dei carburanti”. Lo ripete segnalando che l’operazione rafforza la capacità dell’azienda di integrare l’approvvigionamento locale con le colture di altre origini, in un’ottica di sicurezza alimentare e di forniture stabili di materie prime sostenibili.











