Alta tensione nel Golfo: strani “incidenti” ai danni di petroliere
In due mesi 46 allarmi, ora il “contagio” anche fuori da Hormuz

L’ultimo report dell’United Kingdom Maritime Trade Operations in sigla Ukmto
DUBAI. L’ultimo avviso che è stata ricevuta una segnalazione relativa a un incidente che «ha coinvolto una petroliera e forze militari nell’Oceano Indiano». È il 123° comunicato del genere nel corso dei primi otto mesi di quest’anno. Ma con una netta intensificazione nelle ultime settimane visto che ne sono stati resi pubblici 46 dall’inizio di luglio: basti dire che sia alle 22 ora italiana di lunedì 31 agosto una petroliera ha detto di essere stata «centrata da tre proiettili sconosciuti» mentre stava ultimando il «transito in uscita dello Stretto di Hormuz». Meno di 48 ore prima, un’altra petroliera era stata colpita anch’essa da un proiettile, pure in questo caso di provenienza sconosciuta. Nell’uno come nell’altro caso «non sono state segnalate vittime o impatti ambientali». In entrambe le circostanze il luogo è nel mare di Khasab, che nella complicata geografia della zona è una “enclave” dell’Oman in un’area emiratina: lunedì 31 agosto, 17 miglia a est; il sabato precedente, 12 miglia a nord. Con Hormuz lì davanti.
Ad annunciarlo non è un centro studi o una società di consulenza; stiamo parlando dell’Ukmto (United Kingdom Maritime Trade Operations), cioè un settore della Marina militare di Sua Maestà britannica, alle dirette dipendenze del ministero della difesa: quartier generale a Portsmouth ma negli Emirati è posizione una seconda sala operativa dedicata a tener aperti da vicino gli occhi sull’area incandescente del Golfo.
Insomma, è un soggetto che definire attendibile e prudente è riduttivo: tant’è vero che nel brevissimo flash non si identifica né a quale Paese appartengano le forze militari né quale siano il nome e l’armatore della petroliera commerciale. Sta di fatto che, come annota “gCaptain”, testata californiana specializzata nelle informazioni marittime, tutto questo arriva «nel bel mezzo dell’escalation tra Stati Uniti e Iran». Di più: una «nuova forte escalation tra Washington e Teheran» dopo varie settimane di «relativa quiete sotto il profilo militare».
Quel che si sa dall’Umkto inglese è che l’episodio è avvenuto alle ore 16,24 Utc, cioè alle 18,24 ora italiana di domenica 30 agosto, benché sia stato reso noto solo il giorno seguente. Ma gran parte del breve annuncio punta a mettere in guardia le navi in zona: vengono caldamente consigliate di «tenere in considerazione le più recenti informazioni relative alla sicurezza marittima» e di avere «la consapevolezza del fatto che si tratta di uno scenario operativo in evoluzione». Aggiungendo poi: da un lato, le autorità (quali?) «sono a conoscenza»; dall’altro, le indagini relative alla vicenda «sono in corso».

Lo stretto di Hormuz
Dove è accaduto? Non nella zona dello stretto di Hormuz bensì nell’Oceano Indiano, a più di 600 chilometri in direzione sud est. Lo si ricava dalla geolocalizzazione che l’Umkto fa su una mappa di quello scacchiere: segnatamente, al largo della costa più orientale dell’Oman, meno di una cinquantina di miglia al largo.
La notizia è stata ripresa dall’agenzia di informazioni dell’Iran che ha messo la vicenda in collegamento con «ulteriori report» in cui si segnalata il fermo di una petroliera saudita mentre stava passando nel corridoio sud dello stretto di Hormuz. Le fonti di Teheran parlano di una nave «molto grande» con «la capacità di trasportare fino a 2 milioni di barili di petrolio»: avrebbe attivato inavvertitamente il sistema di identificazione automatica che rende visibile le unità sui sistemi di tracciamento navale.
“gCaptain” sostiene che «non è giunto alcun riscontro che le forze militari Usa siano state coinvolte». Peraltro, la localizzazione dell’incidente e il riferimento a non meglio specificate “forze militari” arrivano – sottolinea – mentre gli Stati Uniti continuano a voler far rispettare un blocco marittimo con il quale si vuol stoppare il commercio via nave con l’Iran.
Da quando in aprile è stato deciso il blocco (che vale, occorre ricordarlo, per le navi «di tutte le nazionalità che facciano affari con l’Iran»), le forze Usa – viene ribadito – hanno sequestrato varie petroliere ritenute legate all’Iran, comprese navi che sono state intercettate «nel Golfo dell’Oman e nell’Oceano Indiano».
A parte l’incidente della petroliera ancora da chiarire, il nervosismo è palpabile. Il giornale americano segnala che le forze Usa hanno colpito lanciarazzi iraniani sull’isola di Larak vicino allo stretto di Hormuz ritenendo che l’Iran stessero preparando il dislocamento di mine in mare. La replica iraniana si è concretizzata in attacchi missilistici che hanno messo nel mirino basi militari Usa in Giordania. Dal canto loro, gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato che nelle proprie acque territoriali è stato intercettato un drone iraniano.











