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EMISSIONI

Revisione Ets, l’Italia cerca alleatI nella metà est del Mediterraneo

Rixi con Cipro, Grecia e Malta per puntare a rivedere le regole

Il viceministro italiano Edoardo Rixi con la viceministra cipriota Marina Hadjimanolis il ministro greco Vasilis Kikilias e il ministro maltese Chris Bonett

ROMA. «Non possiamo chiedere alle nostre imprese di competere con una mano legata dietro la schiena», parola del viceministro Edoardo Rixi. Guai se il Mediterraneo viene reputato «una periferia dell’Europa quando si parla di commercio, porti e sicurezza economica». Al contrario, è semmai «una delle sue principali porte d’ingresso e una componente strategica della sua competitività».

Il ministero italiano delle infrastrutture cerca nella metà est del Mediterraneo una qualche sponda per costruire alleanze per far pesare la propria posizione a Bruxelles e in sede Imo.Scopo: chiedere all’Europa di «cambiare passo sulle politiche del trasporto marittimo e, in particolare, sulla revisione dell’Ets marittimo»: cioè le quote da pagare per le emissioni di gas serra. A suonare la stessa musica dell’Italia sono per adesso Malta, Cipro e Grecia.

Dal quartier generale del ministero sottolineano «il risultato politico del confronto» che il viceministro  Edoardo Rixi ha avuto con i colleghi che, come lui, si occupano di trasporti e infrastrutture nei governi al timone di questi tre Paesi mediterranei: la viceministra cipriota Marina Hadjimanolis, il ministro greco Vasilis Kikilias e il ministro maltese Chris Bonett.

«Grecia, Cipro e Malta a Limassol – viene fatto rilevare – hanno condiviso con l’Italia la necessità di rafforzare il coordinamento tra i Paesi mediterranei e di costruire una posizione comune in vista delle prossime discussioni europee e internazionali sulla competitività del trasporto marittimo e sulla decarbonizzazione».

La posizione dell’Italia riguardo alla revisione dell’Ets è questa: occorre «garantire un reale equilibrio tra obiettivi ambientali e competitività del sistema marittimo europeo». In particolare, va riservata «attenzione ai porti mediterranei, al transhipment, al cabotaggio, ai collegamenti insulari e al trasporto marittimo regionale». L’estensione del sistema alle navi tra 400 e 5mila di stazza lorda (Gt) rischia di «produrre nuovi costi proprio sui segmenti più esposti».

Dal confronto e dalla convergenza tra i quattro Paesi si vuol arrivare a «una strategia politica comune, capace – viene messo in risalto – di incidere nel Consiglio Ue e di dialogare anche con gli Stati marittimi extraeuropei che hanno un peso decisivo nei negoziati Imo». Nel documento preparatorio, come ricorda il ministero italiano, si evidenzia la necessità di «superare una logica esclusivamente europea e di costruire alleanze più ampie per arrivare a un accordo globale».

Queste le parole del viceministro Rixi nel corso del suo intervento in collegamento: «Sul futuro del trasporto marittimo europeo il Mediterraneo deve far sentire la propria voce. Non possiamo accettare che regole pensate per accelerare la decarbonizzazione finiscano per spostare traffici, investimenti e competitività fuori dall’Europa». Italia, Grecia, Cipro e Malta hanno – insiste il viceministro – una responsabilità comune e oggi rafforzano «un fronte che deve contare nelle scelte dell’Unione».

Pubblicato il
10 Settembre 2026

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