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LIVORNO

Darsena Europa, Antonella Querci nella squadra del commissario Dionisi

Da lungo tempo è al timone della direzione sviluppo dell’Authority

Antonella Querci, dirigente coordinatrice della struttura di supporto al commissario per la Darsena Europa

LIVORNO. È stato affidato ad Antonella Querci l’incarico di dirigente coordinatrice della Struttura di supporto al commissario straordinario Giancarlo Dionisi, ancora per qualche giorno prefetto di Livorno per dedicarsi poi completamente al ruolo che gli ha assegnato il governo al timone della realizzazione della Darsena Europa, espansione a mare dello scalo livornese. L’ha scelta Dionisi formalizzando la determinazione con l’ordinanza n. 18.

Per il mondo della portualità quello di Antonella Querci è un nome ben noto: è nel team dei dirigenti di vertice dell’Authority livornese, dal 2013 alla guida della Direzione sviluppo, programmazione europea e innovazione e, in precedenza, per una dozzina di anni, con la responsabilità del settore sviluppo strategico. Non solo: è alla testa del Comitato unico di garanzia che si occupa di «promozione delle pari opportunità e della valorizzazione delle differenze di genere, età, etnia, disabilità», oltre che della «prevenzione delle discriminazioni sul luogo di lavoro» (a partire proprio dalla parità di genere) e del «miglioramento del benessere organizzativo e della qualità dell’ambiente di lavoro». E da aggiungere che negli anni in cui ha retto la responsabilità del comitato l’Authority ha ottenuto la certificazione relativa alla parità di genere.

Querci segnala via Linkedin il nuovo incarico, affermando che lo accoglie «con entusiasmo, gratitudine e un profondo senso di responsabilità»; si dice «felice di poter contribuire a questo importante progetto, insieme alle istituzioni, alle professionalità e a tutti i soggetti impegnati nella sua realizzazione»; ringrazia «sinceramente il prefetto Giancarlo Dionisi per la fiducia accordatami».

Del resto, come dice lei stessa, la Darsena Europa rappresenta «una delle più importanti sfide infrastrutturali per il futuro del porto di Livorno, ma anche una straordinaria opportunità di sviluppo e trasformazione». Riassumibile in questo concetto: «Non si tratta soltanto di realizzare nuove infrastrutture», c’è da contribuire a «creare le condizioni perché un grande investimento possa esprimere pienamente il proprio valore, accompagnando l’evoluzione della portualità, della logistica, dell’innovazione e della sostenibilità». Aggiungendo poi: «Le grandi infrastrutture non disegnano soltanto nuovi spazi: aprono nuove possibilità di futuro».

Querci tiene a mettere in evidenza che «in questo nuovo percorso porterò le competenze e le esperienze maturate negli anni». Ma mettendo l’accento su una convinzione: «Le grandi opere hanno bisogno di visione, capacità di coordinamento, collaborazione e concretezza».

Proprio a Linkedin la neo-coordinatrice della struttura di supporto ha messo nero su bianco alcune riflessioni di segno strategico dedicato alla maxi-Darsena che vuol rappresentare l’espansione a mare del porto di Livorno. A cominciare ad esempio da un aspetto: e se potessimo conoscere gli impatti ambientali di un’infrastruttura portuale prima ancora di realizzarla? «Il futuro delle infrastrutture – afferma – non dipenderà soltanto da ciò che sapremo costruire, ma anche da ciò che saremo capaci di conoscere prima di costruire».

Il riferimento è a quanto emerso a Livorno in occasione del Living Lab Airlabò con un tris di fronti che mirano a «integrare dati, modelli e tecnologie per passare dalla semplice misurazione degli impatti alla capacità di prevederli e governarli». Ad esempio, Arianet ha mostrato come la modellistica possa contribuire a ricostruire le relazioni tra emissioni delle navi e qualità dell’aria. Ad esempio, l’Ispra ha presentato il lavoro relativo alle linee guida sul monitoraggio ambientale mediante droni. Ad esempio, l’Agenzia Spaziale Italiana ha sottolineato le potenzialità dell’osservazione satellitare.

Questo richiamo a una capacità di «costruire oggi infrastrutture capaci di affrontare il futuro» lo si riscontra anche in un post precedente, sempre guardando alla Darsena Europa: «Le grandi infrastrutture portuali – è l’argomentazione di Querci – sono progettate per durare decenni. Le tecnologie, i sistemi energetici e le catene logistiche cambiano invece con una rapidità crescente. La sfida che devono affrontare i pianificatori delle infrastrutture strategiche e’ dunque di evitare che le scelte di oggi diventino i vincoli di domani».

Occhi puntati sul nuovo “Espo Environmental Report 2026”: viene sottolineato che «l’89% dei porti analizzati considera l’adattamento climatico nella progettazione delle nuove infrastrutture» e che più della metà degli scali (54%) indica «difficoltà di connessione alla rete elettrica per i sistemi di alimentazione delle navi da terra». Da tradurre così, a giudizio di Querci: «Non basta realizzare nuove infrastrutture, ma occorre predisporle affinché possano evolvere nel tempo», spiega ribadendo che si tratta del «concetto di “infrastructure readiness” (o garanzia di funzionalita operativa)», in base al quale è indispensabile «integrare fin dalla progettazione le condizioni energetiche, digitali, ambientali e operative che permetteranno alle infrastrutture di adattarsi alle trasformazioni future».

Non è una elucubrazione accademica astratta: Querci ritiene che la Darsena Europa di Livorno rappresenti «per noi un’opportunità concreta per sviluppare questa visione. Non soltanto una grande opera destinata a rafforzare la competitività portuale, ma un’infrastruttura sulla quale sperimentare un approccio capace di coniugare resilienza climatica, flessibilità tecnologica, disponibilità energetica e integrazione logistica». Come dire: la “readiness” potrebbe in tal modo «diventare un nuovo criterio di qualità degli investimenti strategici, misurandone non soltanto la capacità operativa iniziale, ma anche l’adattabilità e il valore nel tempo». E questo, nell’opinione della coordinatrice della struttura di supporto al commissario Dionisi significa che «un piano di progettazioni ed infrastrutture operative legate alla funzionalità operativa richiede una analisi complessa dei processi e delle competenze del pubblico e del soggetto privato nel realizzarle».

Come fare? Da dove cominciare? Querci lo dice così: «Non ci sono ancora esperienze operative di questo tipo in Italia». Lo ripete puntualizzando: «Il futuro di una grande infrastruttura non dipende soltanto da ciò che sarà al momento della sua inaugurazione, ma soprattutto da ciò che sarà capace di diventare. Livorno ha dimostrato in questi anni che sfide complesse sono alla sua portata, vale la pena provarci».

Pubblicato il
19 Ottobre 2026

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