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Fotovoltaico ed eolico, dove e dove non

ROMA – Il Decreto Aree Idonee entrato in vigore all’inizio di luglio – scrive in una sua relazione “Italia Solare – doveva fare chiarezza sulle aree da destinare a impianti fotovoltaici ed eolici. Ma le decisioni più importanti sono state delegate a Regioni e province autonome. Gli enti di governo territoriale potrebbero quindi procedere in ordine sparso sulle aree idonee per le rinnovabili, con il risultato di avere un quadro tutt’altro che omogeneo per lo sviluppo delle FER a livello nazionale. 

Così gli obiettivi principali del decreto, aumentare la semplificazione dell’iter autorizzativo e garantire più omogeneità, sembrerebbero centrati solo in parte.

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C’è però ancora spazio per correggere la rotta: sarà determinante l’attuazione della norma da parte dei poteri locali. Quali criteri dovrebbero seguire regioni e province autonome per individuare le aree idonee per le rinnovabili?

“Italia Solare”, l’associazione che rappresenta gli operatori della filiera del fotovoltaico, ha presentato alcune proposte concrete in una lettera indirizzata a regioni e province autonome, Anci, e ai ministeri dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, della Cultura e delle Imprese e del Made in Italy. Ecco i suggerimenti.

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Secondo quanto stabilito dal decreto – bisogna ricordare – a decorrere dal 2 luglio gli enti di governo locale hanno 180 giorni per individuare con propria legge quattro tipologie di zone sul loro territorio:

• le aree idonee, dove si applicherà un iter autorizzativo accelerato e agevolato,

• le aree non idonee, incompatibili con specifiche tipologie di impianti,

• le aree ordinarie, dove si applicano i regimi autorizzativi ordinari,

• le aree vietate, dove è preclusa la realizzazione di impianti fotovoltaici a terra ai sensi della nuova norma introdotta dall’art.5 del DL Agricoltura.

Il decreto dà alcune indicazioni di massima sulle priorità da seguire. L’idoneità dovrebbe essere valutata per tutte le superfici di strutture edificate (capannoni industriali parcheggi, aree industriali, artigianali e dedicate a servizi e logistica). La norma stabilisce che si verifichi l’eventuale idoneità di altre aree non sfruttabili, come le superfici agricole non utilizzabili. Vige invece il divieto per le superfici pertinenti a beni sottoposti a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio. E viene dato agli enti locali la possibilità di stabilire una fascia di rispetto, fino a 7 km, dai beni tutelati.

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Per centrare gli obiettivi stabiliti dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) e accelerare lo sviluppo delle rinnovabili, l’associazione suggerisce un approccio omogeneo sull’intero territorio nazionale, da costruire attorno ai seguenti criteri.

Gli enti locali dovrebbero considerare immediatamente come aree idonee per le rinnovabili:

• tutte le coperture, 

• le aree già impermeabilizzate, ad esempio i parcheggi, le aree a destinazione industriale, artigianale, per servizi e logistica,

• le aree compromesse, come le cave e le discariche,

• le aree su cui occorrono interventi di bonifica. 

Se queste aree sono già, di fatto, comprese tra le priorità individuate dal decreto, Italia Solare suggerisce che vengano ritenute idonee anche:

• le aree nelle immediate vicinanze di stabilimenti industriali o di zone industriali, artigianali e industriali, anche se agricole. Qui gli enti locali dovrebbero autorizzare anche impianti fotovoltaici con moduli a terra, per agevolare la fornitura di elettricità a basso costo alle imprese insediate nelle vicinanze;

• i terreni agricoli non produttivi o non utilizzati per l’agricoltura da lungo tempo, anche per impianti fv a terra

• i terreni agricoli produttivi, ma limitatamente a impianti agrivoltaici in tutte le configurazioni, “purché venga garantita una sostanziale continuità agricola e gli impianti rientrino in progetti di supporto allo sviluppo delle attività agricole (investimenti in tecnologie agrarie avanzate, come l’idroponico e l’irrigazione di precisione; integrazione a valle delle filiere; uso di mezzi agricoli elettrici, ecc.)”.

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Un passaggio essenziale per la migliore individuazione delle aree idonee per le rinnovabili, secondo l’associazione, è garantire un monitoraggio continuo e coordinato dello sviluppo degli iter autorizzativi, delle realizzazioni e delle connessioni, opere di rete incluse. In questo modo, le regioni e le province autonome potrebbero sia tenere traccia dei progressi compiuti rispetto agli obiettivi fissati dal Burden Sharing, la quota di capacità installata attribuita a ciascun territorio dal decreto, sia per verificare l’efficacia dei provvedimenti regionali sulle aree idonee. Altro punto toccato da Italia Solare riguarda le misure di compensazione, la cui disciplina risalente al 2010 sarebbe da aggiornare d’intesa con i Comuni.

Sempre nell’ottica di una migliore collaborazione con gli enti locali, “si ritiene necessaria anche l’elaborazione di una guida per lo sviluppo, la progettazione, realizzazione e gestione degli impianti, in particolare a terra e di una certa rilevanza, che l’Associazione si appresta a redigere, perché possa essere utilizzata su base volontaria dagli associati, con l’obiettivo di favorire anche il dialogo con il territorio e la massimizzazione dei ritorni. Risulta pure fondamentale una corretta gestione dei procedimenti di connessione, nuovi e in corso, e degli iter autorizzativi, affinché siano coerenti con gli esiti della programmazione delle Regioni sulle aree idonee”, aggiunge Italia Solare.

Pubblicato il
28 Agosto 2024

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