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DOPO IL VERTICE IMO

Il mare cambia rotta: “Bene la transizione ma senza distorsione fra settori”

Confitarma chiede un approccio pragmatico

ROMA. «Il quadro approvato presenta elementi di interesse, ma anche numerose aree che richiedono approfondimento e chiarimenti applicativi»: parola di Mario Zanetti, presidente di Confitarma. Il numero uno dell’organizzazione di categoria degli  armatori dice senza giri di parole che le nuove misure non devono tradursi «in un aggravio», soprattutto per «quelle realtà che stanno già investendo nella transizione energetica». È importante che sia fornita la garanzia: i produttori di energia ne hanno «urgente bisogno per ridurre i rischi delle loro ingenti decisioni di investimento».

La Confitarma segnala che il quadro predisposto dall’Imo, l’organizzazione internazionale che si occupa del mare come spazio, punta a «delineare una transizione ecologica che sia anche equa e globale», invece sul fronte dei trasporti “terrestri”, «almeno per ora», ci si concentra «su obiettivi climatici tecnici (CO₂/km) e strategie nazionali o regionali, senza una vera visione di inclusione globale».

Ecco che per Zanetti c’è il rischio che il trasporto marittimo  perda competitività rispetto alle altre modalità di trasporto «se i costi ambientali non sono bilanciati da strumenti analoghi negli altri settori»: da un lato,  esiste «un rischio reale di distorsione»; dall’altro, l’accordo Mepc 83 è «anche un’opportunità per ripensare l’intera catena logistica globale in chiave sostenibile». A patto però  che vi sia «coerenza tra settori»: occorre «evitare che chi fa già di più per il clima venga penalizzato sul mercato».

Tutto questo prende corpo, preoccupazioni incluse,  dalla 83ª sessione del Comitato per la Protezione dell’Ambiente Marino (Mepc) dell’Imo che ha segnato «un passaggio rilevante nel percorso verso la riduzione delle emissioni del trasporto marittimo internazionale». Obiettivo: arrivare a emissioni zero entro la metà  del secolo. Lo fa dopo «un lungo e complesso negoziato» che «introduce un sistema globale di “carbon pricing”, il primo di questo tipo nel settore marittimo».

È un quadro regolatorio – viene ribadito  – ancora in fase di definizione: dovrà essere «formalmente adottato nella sessione straordinaria del Comitato prevista per ottobre 2025»  e avere «un’applicazione graduale a partire dal 2027».

Mario Zanetti, numero uno di Confitarma, organizzazione di armatori

Confitarma  lo reputa «un esperimento avanzato di governance climatica settoriale, con l’obiettivo di indirizzare gli investimenti verso tecnologie a basse e zero emissioni». In concreto: incentivi per le navi più efficienti, oltre a «una tassazione legata al saldo emissivo, secondo una metodologia “well-to-wake” che prende in considerazione l’intero ciclo di vita dei combustibili». È un accordo magari «non perfetto per alcuni aspetti» e tuttavia risulta in grado – si afferma – di riportare l’Imo «in prima linea nell’ambito degli sforzi per una rapida decarbonizzazione per affrontare la crisi climatica».

L’organizzazione di categoria rimarca di aver seguito da vicino i lavori attraverso la partecipazione attiva all’Ics: chiede di «mantenere un approccio pragmatico e globale». Il trasporto marittimo – si puntualizza – necessita di «regole semplici, stabili e applicabili a livello internazionale». Guai se si lascia campo libero alla «frammentazione normativa tra settori e tra aree geografiche»: si rischia di «creare squilibri competitivi». Come dire: l’accordo raggiunto all’Imo rappresenta «un punto di partenza importante, ma molti dettagli rimangono ancora da definire».

Pubblicato il
16 Aprile 2025
Ultima modifica
17 Aprile 2025 - ora: 11:54

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