Visita il sito web
Tempo per la lettura: 2 minuti
L’AMMIRAGLIA

Superyacht, il “lusso a piedi scalzi” firmato Azimut

Il nuovo “Grande Trideck” con interni di m2atelier

AVIGLIANA (Torino). “Lusso a piedi scalzi”: è la definizione che usano nel quartier generale di Azimut per indicare «la perfetta fusione di raffinatezza e informalità pensata per una nuova generazione di armatori» ai quali è dedicata «la più recente evoluzione dell’ammiraglia di Azimut». È il nuovo Grande Trideck e con esso  Azimut vuol aprire «un corso audace e inedito per la sua ammiraglia»: all’esterno, «l’eleganza lineare e scultorea» firmata da Alberto Mancini; negli interni, m2atelier apre a «un linguaggio stilistico che segna l’inizio di un diverso percorso espressivo per la Serie Grande, con altri due modelli che faranno il loro debutto al Cannes Yachting Festival a settembre».

Nella visione di Marijana Radovic e Marco Bonelli – viene sottolineato – il linguaggio degli interni è «caldo, misurato ed essenziale, definito da forme pure e materiali rigorosamente selezionati, ricchi di texture e profondità tattile». In particolare, «le linee rette dominano il linguaggio architettonico: orizzontali e verticali per ampliare visivamente lo spazio, diagonali per una sensazione di accoglienza e intimità».

L’espressione più iconica – viene fatto rilevare – è l’ “Unveiling Wall”, fusione tra bellezza e funzionalità. «La parete coniuga l’alta artigianalità del cannettato verticale con un meccanismo scorrevole progettato su misura, che rivela con teatralità lo schermo tv».

«Con m2atelier desideravamo concepire una nuova visione degli interni in cui ogni elemento fosse pensato per creare un’eco emotiva», commenta Federico Lantero per Azimut. «Non si tratta solo di una questione di eleganza, ma di creare un’atmosfera capace di evolversi insieme a chi la vive, offrendo una sensazione di calma unita a una forte sofisticatezza». Per definire l’espressione creativa di m2atelier si parla di «architettura caleidoscopica». Aggiungendo poi: «Con un solo sguardo si può facilmente leggere tutto lo yacht: dal salone principale alla suite armatoriale fino al mare, in un’esperienza di apertura che non sacrifica mai l’intimità».

«Per noi la luce non è un accessorio, ma la forza silenziosa che dà forma allo spazio, rivela le texture dei materiali e conferisce profondità emotiva all’esperienza a bordo», spiegano Marijana Radovic e Marco Bonelli, fondatori di m2atelier. «Su Grande Trideck, la luce è l’invisibile filo conduttore che collega ogni ambiente, accentuando la fluidità del layout e conferendo a ogni area una sua particolare atmosfera. Non volevamo tanto arredare, quanto scolpire con la luce».

Pubblicato il
31 Luglio 2025

Potrebbe interessarti

Cogito, ergo vedo nero

Provo a fare una sintesi di quanto emerso e sta emergendo dalle diatribe sulla Darsena Europa, con tanto di chiarimenti dal commissario/prefetto e gallinaio vario sulle aree pressoché completate. È un’analisi mia personale, condita...

Leggi ancora

Addio amico Giorgio

LIVORNO. Non è soltanto la scomparsa a 91 anni di un importante imprenditore del settore portuale: la morte di Giorgio Fanfani, avvenuta nella notte di domenica, segna la perdita di un altro pezzo dell’anima...

Leggi ancora

Il provvisorio permanente

Non sottovaluto, certo, i mille problemi che travagliano l’Autorità di Sistema Portuale del povero presidente Gariglio, stretto tra le morse della politica in zuffa continua e quelle degli operatori che pretendono scelte rapide e...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio