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MARCINELLE

Cgil: la strage di lavoratori non è mai terminata

In ricordo dell'apocalisse di quando eravamo noi gli immigrati

MARCINELLE (Belgio). Ricordare quel mercoledì di agosto di quasi settant’anni fa quando dei 274 minatori scesi giù  a 975 metri di profondità, a scavare carbone nel ventre del terreno di Marcinelle se ne salvarono solo una dozzina. In quell’apocalisse di morti anche tre toscani: Otello Bugliani, Domenico Filippi, Enrico Del Guasta. Per tenere viva la memoria una delegazione della Cgil toscana – composta da Monica Stelloni, Gessica Beneforti e Mirko Lami – è  andata là dov’era la miniera a rendere omaggio ai lavoratori morti in quella strage causata dalla “fame di lavoro”.

La delegazione Cgil Toscana a Marcinelle

La stessa “fame” all’origine di questa catastrofe degli italiani all’estero, quando – dice Mirko Lami, dirigente sindacale Cgil – eravamo noi gli immigrati con la valigia di cartone, soprannominati i “maccaroni”. La stessa “fame ” che si può scorgere dietro una sciagura simile accaduta qui in Toscana: il 4 maggio ’54 in una miniera di lignite nella frazione di Ribolla gestita dalla società Montecatini si verificò un’esplosione di grisou a 260 metri di profondità, provocando la più grave tragedia mineraria italiana del secondo dopoguerra.
Quarantatré minatori persero la vita e nel ’53 persero la vita in 5, sempre per una esplosione di grisou.
Il sindacalista Cgil tiene a  ribadire che sono passati tanti anni – più di due terzi di secolo –  ma “anche oggi si continua a morire durante il lavoro a causa del profitto, del dio denaro”. Il riferimento è alle innumerevoli tragedie in cui le vittime sono  lavoratori  “assunti” in nero, che “non hanno protezioni individuali”  e “sono sfruttati sia a livello economico sia a livello dei diritti: non sono disgrazie ma omicidi”.

 

Essere qua a Marcinelle  a commemorare quella strage – viene sottolineato dai dirigenti Cgil – è “per noi un onore ma anche un impegno ad aumentare l’attenzione sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro e lottare perché le leggi ci sono ma sono facilmente aggirabili da ottimi avvocati”.
Da parte degli esponenti della Cgil Toscana si contestano le dichiarazioni del rappresentante del governo italiano: dal pulpito di Marcinelle – questa l’argomentazione – ha fatto distinzioni nette degli immigrati, classificando gli immigrati veri solo quelli provenienti dall’Unione Europea. Mirko Lami chiosa: “Chissà se lo stesso pensiero di fare differenze tra immigrati fosse avvenuto quando i nostri connazionali arrivarono a Marcinelle da varie regioni italiane per scavare con le loro mani in cambio di pane e carbone”.

«L’Italia aveva stretto un accordo con il Belgio: carbone in cambio di manodopera. Ma quel carbone non arrivò mai: arrivarono invece bare, dolore e silenzio». Sono le parole di Massimo Braccini, segretario generale Fiom Cgil di Livorno e Grosseto. «A distanza di quasi 70 anni, Marcinelle – aggiunge – non è solo un ricordo lontano: è lo specchio di un presente in cui si continua a morire di lavoro». Non è un modo di dire: «anche oggi, nel 2025, ogni giorno in Italia muoiono in media 3 persone sul lavoro». Il dirigente dei metalmeccanici Cgil chiede che «la vita venga prima del profitto, che il lavoro torni ad essere dignità e non rischio, che nessuno sia più barattato per un obiettivo di produzione».

Pubblicato il
8 Agosto 2025
Ultima modifica
10 Agosto 2025 - ora: 23:34

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