«Cara Europa, devi rafforzare l’attrattività delle tue bandiere per le navi»
Confitarma: il sistema marittimo globale è sempre più competitivo, molti registri stranieri hanno le carte in regola

ROMA. Nel report pubblicato dalla Commissione europea si mette in evidenza che «una quota crescente del tonnellaggio mondiale è oggi detenuta dai principali registri globali extra Ue, in primis Liberia e poi anche Panama e Marshall Islands». Il virgolettato sta in un documento di Confitarma in cui si segnala come proprio queste ultime realtà statali «hanno progressivamente ampliato la propria incidenza sul mercato internazionale».
L’organizzazione confindustriale degli armatori mette l’accento sul fatto che «registri quali Liberia e Isole Marshall hanno saputo coniugare in questi ultimi anni una forte crescita dimensionale con una rigorosa attenzione alla sicurezza del naviglio, investendo pesantemente per il miglioramento della sicurezza a bordo».
L’analisi della Commissione europea offre il destro per tornare a parlare della governance marittima internazionale e del ruolo degli Stati di bandiera nel «garantire sicurezza, tutela ambientale e rispetto degli standard internazionali». Viene sottolineato che «negli ultimi mesi questi registri hanno ulteriormente inasprito i controlli, procedendo alla cancellazione e all’espulsione delle unità che non soddisfano i requisiti di sicurezza o di compliance».
Tradotto: risulta fondamentale – si afferma – «non assimilare genericamente tutti i registri aperti, distinguendo tra i registri di qualità e quelli che, al contrario, manifestano scarsa attenzione alla sicurezza o propensione ad accogliere naviglio espulso (“bandiere ombra”) da altre bandiere perché impiegato in “trade” preclusi alla flotta europea da normative europee ed internazionali».
L’associazione di categoria mette l’accento su quest’aspetto per segnalare che il sistema marittimo globale è «fortemente competitivo»: dunque, l’Unione europea deve affrontare l’esigenza di «rafforzare l’attrattività delle proprie bandiere». Come? «Attraverso semplificazione normativa, digitalizzazione, certezza regolatoria e maggiore efficienza operativa, senza arretrare sugli elevati standard di sicurezza», dice Confitarma.
Occorre che nel confronto tra registri le valutazioni si fondino «su indicatori oggettivi e comparabili – quali le performance in ambito Port State Control, il livello di ratifica delle convenzioni internazionali e i risultati degli audit Imo». In tal senso lo studio “Shipping Industry Flag State Performance Table 2025/2026”, pubblicato da Ics nel gennaio scorso con il supporto di Ecsa – si afferma – rappresenta «un riferimento tecnico imprescindibile per una valutazione trasparente e basata su dati verificabili».
Confitarma tiene a ribadire che «l’Italia dispone di una delle flotte più rilevanti in Europa» e di «una bandiera riconosciuta a livello mondiale per gli elevati standard di sicurezza». La bandiera italiana – viene sottolineato – è stabilmente inserita nelle “White List” del Paris e del Tokyo MoU: e questo «a conferma della solidità del sistema di controllo e della conformità operativa delle navi». Confitarma ribadisce di essere «impegnata, insieme alle istituzioni nazionali, in un percorso volto a consolidare la competitività della bandiera italiana». Con una sottolineatura: mantenere «al centro sicurezza, affidabilità e coerenza con il quadro normativo internazionale».
Detto per inciso, a margine vale la oena di ricordare che poche settimane fa proprio l’organizzazione degli armatori aveva segnalato sul quotidiano confindustriale “Sole 24 Ore” il fatto che «la bandiera italiana perde il 3% di navi l’anno per colpa della burocrazia». Del resto, i dati dell’Unctad riportati da “Shipping Italy” segnalavano che la flotta delle compagnie italiane relativamente a navi con stazza lorda superiore alle mille tonnellate, erano nel 2023 a quota 608, 22 in meno dell’anno precedente, 43 in meno rispetto a due anni prima e 70 in meno a paragone con il 2020. E di queste sono 445 quelle battenti bandiera italiana.











