Capacità logistica via aereo giù di colpo del 40% sulla rotta fra Asia e Europa
«Tutti parlano dei guai via mare, ma è nei voli cargo che tutto rischia di andare in tilt»

Air cargo logistica aerea
GENOVA. «Il blocco dei voli su poli strategici come Dubai e Doha ha impattato in modo devastante sul settore della moda e del tessile». E senza contare che, per connettere l’Europa all’Estremo Oriente gli aerei cargo «sono costretti a imboccare uno stretto canale al di sopra del Mar Caspio, tenendosi lontani anche da Afghanistan e Pakistan, al fine di evitare “la contraerea” del conflitto russo-ucraino e di quello iraniano»: ragion per cui si è «creato un congestionamento drammatico di prodotti deperibili (in particolare farmaceutici e agroalimentari)» negli aeroporti-chiave per lo smistamento nell’area del Golfo con «la capacità globale degli aerei cargo è diminuita repentinamente del 18% e sulla direttrice Asia-Medio Oriente-Europa di ben il 40%».

Davide Falteri, presidente di Federlogistica
È la segnalazione che arriva da Davide Falteri, presidente di Federlogistica, sottolineando che adesso tutti hanno i riflettori puntati sullo stretto di Hormuz (e sulle oltre mille navi ferme in attesa) con il focus dell’attenzione «concentrato sui traffici marittimi, sull’incremento record dei premi rischio guerra e sul blocco dei porti», mentre invece – afferma – «l’esempio calzante di ciò che potrebbe accadere se la guerra si prolungasse, è fornito dal settore aereo e in particolare dalla logistica connessa con l’air cargo».
«Tutto ora è legato al fattore tempo», sottolinea Falteri segnalando che «se il conflitto in Iran si risolverà nel giro di un paio di settimane, sia il congestionamento di merci sia l’escalation dei prezzi (per gli esportatori le consegne aeree in Medio Oriente hanno visto le tariffe balzare del 53% in una settimana) potranno essere contenuti». In caso contrario no, ammette senza mezzi termini: «La logistica il cui valore nel solo Golfo Persico è stimato in 115 miliardi di dollari, – afferma – dovrà subire una rivoluzione che interesserà e peserà su tutti i principali settori. Dal trasporto aereo a quello marittimo, impattando sui traffici di idrocarburi, di container, di fertilizzanti (dal Golfo viene esportato un quantitativo pari al 5% del mercato mondiale), di elettronica, tessile moda».
Così come siamo un popolo di commissari tecnici della nazionale di calcio e in tempi di Covid eravamo tutti laureati in virologia all’università di Facebook, adesso c’è una gran fioritura di esperti in geopolitica e geoeconomia con master su Instagram, e tuttavia per il presidente di Federlogistica «non esiste nessuno in grado di formulare previsioni attendibili». Paradossale? No, se pensiamo che solo ora «l’importanza della logistica viene scoperta persino da gran parte delle industrie che quotidianamente la utilizzano»: eppure – avverte – dovrebbero sapere che si tratta «di una componente essenziale dei costi dei loro prodotti finiti». Invece pare che l’azienda Italia riesca a scoprirlo «solo sulle ali di un’emergenza e, come nel caso specifico, di un conflitto bellico».











