Venezia al di là delle gondole: nel sistema portuale quasi 1.500 imprese e 27mila addetti
Nel d-day del “compleanno” della città ai raggi x l’economia delle banchine

La presentazione dello studio di Cgia sull’impatto del sistema portuale rispetto all’economia
VENEZIA. Nello stesso giorno in cui si festeggia il “Dantedì”, in ricordo di quel venerdì in cui Dante Alighieri inizia il viaggio nella “selva oscura”, a Venezia celebrano il “compleanno” della città come anniversario della fondazione perché pare fosse proprio un 25 marzo il giorno in cui, sedici secoli fa, è stata posata la prima pietra del primo nucleo alla chiesa di San Giacomo di Rialto (San Giacometo). È in occasione di tale ricorrenza che l’Authority veneziana ha messo in vetrina il dossier che passa sotto la lente d’ingrandimento l’imprenditoria marittimo-portuale a Venezia e a Chioggia sulla base dell’analisi realizzata dal Centro Studi Sintesi della Cgia di Mestre che offre – viene spiegato – «una fotografia puntuale, validata e aggiornata del sistema portuale e del suo impatto economico, occupazionale e territoriale».
Niente lo dice meglio dei numeri per spiegare che è più di una semplice area portuale, semmai si configura «come piattaforma economica complessa, capace di coniugare grandi aree industriali, filiere produttive specializzate e una forte interazione porto-città».
- il sistema portuale di Venezia e Chioggia si estende su 2.500 ettari
- sono 22 i chilometri di banchine,
- 65 chilometri è la lunghezza dei binari della rete ferroviaria
- 40 chilometri di rete stradale,
- il valore complessivo delle infrastrutture è di 6,4 miliardi di euro sono
- sono presenti in porto 1.442 aziende attive, appartengono un po’ a tutte le classificazioni dell’intero spettro dei codici Ateco (il tessuto imprenditoriale è «diversificato e multipurpose», un «fattore chiave di resilienza e adattabilità rispetto ai cambiamenti del contesto economico internazionale»).
- il sistema genera un valore della produzione pari a circa 15 miliardi di euro,
- tale somma corrisponde al 51% del totale del Comune di Venezia (e al 25% della provincia)
- ma se si mettono nel conto gli effetti diretti, indiretti e indotti, il valore complessivo raggiunge i 44,2 miliardi di euro (distribuiti per il 54,6% nell’area metropolitana di Venezia, per il 14,5% nel resto del Veneto e per il 30,9% nel territorio nazionale)
- in termini di prodotto interno lordo (Pil), il contributo vale il 6,5% del Pil regionale (13 miliardi di euro) e a 19 miliardi di euro su scala nazionale.
- dal punto di vista occupazionale, il sistema portuale impiega direttamente 26.898 addetti,
- allargandosi all’indotto, si arriva a coinvolgere 218.853 persone, soprattutto nell’area metropolitana (58%),
i traffici portuali del sistema veneto hanno registrato una crescita nel 2025 («nonostante le tensioni geopolitiche e le criticità nelle catene logistiche globali dei traffici»): 26,2 milioni di tonnellate di merci movimentate (più 5,1%), 533mila teu (più 11,2%), 3.235 navi
sotto il profilo del traffico passeggeri si sono contate 735mila persone (più 4,7%).
la distribuzione merceologica mostra un equilibrio fra le tipologie che confermano la vocazione “multipurpose” dello scalo: le merci in colli sono il 41,7% della movimentazione, le rinfuse solide il 31,6% e le rinfuse liquide il 26,7%.
Accanto alla dimensione economica – è stato messo in rilievo – il sistema portuale veneto è impegnato in «un percorso strutturato verso la sostenibilità ambientale». Il “piano operativo triennale” da qui al 2028 prevede «interventi per la riduzione degli impatti ambientali, l’efficienza energetica e il ripristino degli ecosistemi lagunari, tra cui il progetto di riqualificazione morfologica nell’area di Malamocco, con la realizzazione di 66 ettari di barene e 33,4 ettari di velme». Parallelamente, sono in corso investimenti per la gestione sostenibile delle risorse idriche e per l’elettrificazione delle banchine, con completamento previsto entro il 2026.

Matteo Gasparato, presidente dell’Authority di Venezia
Queste le parole del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, Matteo Gasparato: «Il nostro obiettivo è riposizionare il sistema portuale e contribuire a cambiarne la percezione, restituendogli il ruolo di risorsa economica, sociale e culturale per il territorio. I dati dimostrano con chiarezza che la portualità rappresenta un’alternativa concreta e strutturata alla monocultura turistica. Venezia e Chioggia, insieme, esprimono un sistema portuale moderno, dinamico e resiliente, capace di competere a livello nazionale e internazionale». Aggiungendo poi: «In questo percorso si inserisce anche l’impegno a ricostruire l’identità di un territorio che deve al rapporto con il mare il proprio patrimonio culturale, attraverso la ri-nascita di un nuovo marchio capace di raccontare al Paese e al mondo il valore dei “Ports of Venice”: non solo l’impatto economico e il ruolo strategico, ma anche il legame profondo con la storia, la cultura e l’identità di un luogo unico. Il lancio di nuovo brand rappresenterà il simbolo di una nuova fase, l’inizio di una nuova stagione per il porto. Questo territorio è nato “porto” ed è diventato un riferimento a livello globale: oggi, con dati concreti, dimostriamo che può continuare ad esserlo in modo moderno, sostenibile e competitivo, insieme alle Istituzioni e con una comunità che torni ad esserne orgogliosa».











