Inutili i tagli alle accise, il mugugno dell’autotrasporto e già una polveriera
Il coordinamento di Unatras convoca assemblee in cento città italiane

Paolo Uggè storico leader degli autotrasportatori e presidente Fai
ROMA. Il caro gasolio sta diventando la patata bollente numero uno nel rapporto fra il governo e le imprese. Da un lato, la Confindustria alza il tiro e protesta perché il ministero prima spinge gli industriali a compiere gli investimenti contando sugli incentivi del piano transizione 5.0 e poi toglie i fondi per destinarli all’assorbimento del rincaro dei opezzi dei carburanti. Dall’altro, però, il taglio delle accise non ha sorito gli effetti sperati e adesso il fronte dell’autotrasporto spara a zero perché quel provvedimento non ha avuto l’effetto di fermare la speculazione. Risultato: Unatras, l’alleanza delle associazioni degli autotrasportatori, fa partire «una mobilitazione nazionale contro il caro gasolio».
È questa la decisione presa dai vertici di Unatras «al termine del confronto con i rappresentanti dell’autotrasporto sull’emergenza legata ai rincari dei carburanti», com’è stato annunciato in una nota. Una mobilitazione come? «Gli autotrasportatori scenderanno in piazza in 100 città italiane, convocando assemblee permanenti per decidere le prossime iniziative alla luce della situazione generata dalle tensioni internazionali in Medio Oriente», dice Unatras. L’autotrasporto rischia di diventare una polveriera per l’esasperazione causata dagli effetti che i rincari dei carburanti hanno sui conti aziendali. Unatrasd dice chiaro e tondo che questo passaggio – viene sottolineato – «potrebbe rappresentare l’anticamera di una protesta ancora più ampia e organizzata sulle strade, qualora l’emergenza dovesse protrarsi».
Unatras dà atto al governo di aver adottato «tempestivamente» i provvedimenti ma le imprese «continuano a fare i conti ogni giorno con un costo del gasolio stabilmente oltre i 2 euro al litro su gran parte della rete nazionale». Non è tutto: il fronte dell’autotrasporto dice che «a questo si aggiunge l’atteggiamento di una parte della committenza che, salvo rare eccezioni, non solo non riconosce gli incrementi dei costi dovuti al carburante, ma arriva addirittura a chiedere ulteriori sconti sui servizi di autotrasporto».
È per questo motivo che le misure prodotte dal confronto avviato con il ministero delle infrastrutture «si sono rivelate insufficienti» e «nei fatti non stanno offrendo risposte adeguate alla gravità dell’emergenza in corso». Ne consegue che il coordinamento unitario che riunisce le principali federazioni nazionali del settore presenti nel Comitato centrale dell’Albo degli autotrasportatori – Unatras, insomma – esprime «fortissima preoccupazione per il crescente clima di disillusione e tensione presente nella categoria». C’è un pressing sempre più insistita che sale dal basso per passare a «iniziative dimostrative» mentre le decisioni politiche «continuano a non fornire risposte concrete».
Il nuovo passo avanti del comitato di presidenza di Unatras presieduto da Paolo Uggè, storico leader dell’autotrasporto, ha deciso di «avviare una vasta consultazione in 100 presidi e zone d’Italia». Obiettivo: raccogliere «le legittime preoccupazioni della categoria» e definire «iniziative comuni di sensibilizzazione e mobilitazione finalizzate a ottenere risposte immediate».
Tra le richieste prioritarie «figurano:
- stanziamento di risorse adeguate per compensare le perdite subite dalle imprese;
- sospensione e differimento dei versamenti fiscali e contributivi, per garantire liquidità immediata;
- interventi contro le violazioni delle norme sui costi della sicurezza, a tutela degli operatori nei confronti di committenti e speculatori.
Sono «misure considerate indispensabili per assicurare la continuità dei servizi di trasporto e sostenere un comparto oggi in profonda crisi», viene sottolineato da Unatras che auspica la «prosecuzione del confronto con il governo per l’adozione immediata di misure emergenziali adeguate alla situazione». Unatras dice di esser «consapevole della delicatezza della fase», e vuol tenere insieme il fronte dell’autotrasporto facendo in modo che il mugugno e il malcontento diventino davvero un magma. Le federazioni aderenti a Unatras, «guidate da senso di responsabilità», hanno assunto questa decisione proprio anche per questo motivo: evitare fughe in avanti, «iniziative autonome di protesta che potrebbero evolvere in forme difficilmente gestibili».











