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PORTO DI LIVORNO

Il ponte ko della Fi-Pi-Li torna a posto, fra 7 giorni la riapertura al traffico

Le maxi-gru di Bettarini sollevano (in tandem con Avr) una struttura da 190 tonnellate e la riposizionano

Foto di gruppo nel cantiere per il riposizionamento della struttura da 190 tonnellate del ponte levatoio della Fi-Pi-Li: i protagonisti dell’intervento. Da sinistra: l’imprenditore Fabriziol Bettarini e i figli, al lavoro per la ditte che ha curato il sollevamento; il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, la consigliera dell Città Metropolitana Emma Donnini (con delega alla Fi-Pi-Li), il presiodente dell’Authority livornese Davide Gariglio, gli esponenti della società di manutenzione Avr

LIVORNO. Quando all’estrema periferia nord di Livorno si è rotto il ponte della superstrada Fi-Pi-Li a 650 metri dal varco portuale della Darsena Toscana, gli operatori economici livornesi hanno avuto un brivido di paura: tutti ma proprio tutti si sono ricordati che, a un chilometro e mezzo più a est, in un valzer di competenze e intoppi c’erano voluti undici anni buoni per riuscire a riparare un guasto assai più banale: una voragine nella massicciata all’inizio del viadotto. Invece stavolta le cose sembrano avviate in direzione di una soluzione assai più rapida: alla fine della mattinata di domenica 19 aprile è stata riposizionata al proprio posto la parte mobile del ponte levatoio del viadotto, l’impalcato da 190 tonnellate. A meno di un mese e mezzo dal guasto che aveva fatto tremare il porto di Livorno. Proprio lì dove poche ore prima, un presidio antimilitarista – poi sgombrato dall’intervento della polizia – aveva cercato di impedire il transito di una nave accusata di trasportare armi.

Detto per inciso, si è scelto di operare di domenica perché, oltre all’ultimo tratto del viadotto già chiuso da più di due settimane, è stato necessario chiudere per un po’ anche il ponte sottostante di via Mogadiscio, isolando la Darsena Toscana: e stiamo parlando di un tratto che normalmente, a quanto è dato sapere sulla base di dati non ufficiali, supporta ogni giorno un flusso di 25mila veicoli. Da tradurre così: un miracolo del saper fare riuscire a gestire al millimetro, com’è indispensabile, il riposizionamento di un gigante del genere che deve reggere una “domanda di viabilità” di questa portata.

La parte mobile era stata smontata nei giorni scorsi e tolta dalla propria sede grazie alle maxi-gru della ditta livornese Bettarini: è stata messa su una chiatta che ha consentito di trasferire su una banchina lì vicino la gigantesca struttura. È stata riparata: agli inizi del mese scorso aveva «improvvisamente ceduto uno dei due pistoni che costituiscono il meccanismo di sollevamento del ponte levatoio», come segnalato dai tecnici della Città Metropolitana di Firenze, spiegando che una volta sulla banchina è emersa la necessità («riconoscibile solo con il ponte a terra») di sostituire «il traverso di testata del ponte»: è stata notata «una presenza eccessiva di corrosione». Anziché prevedere di rifare di nuovo daccapo il lavoro fra qualche tempo, è stato deciso di anticipare questo secondo aggiustamento (che ha fatto slittare di qualche giorno la riapertura al traffico: dal 20 al 27 aprile).

Il prof. Losa (Università di Pisa) mostra al presidente dell’Authority Davide Gariglio alcuni aspetti dell’operazione di riposizionamento del ponte

Alla presenza del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, del numero uno dell’Authority livornese Davide Gariglio, del prof. Massimo Losa (Università di Pisa) che ha curato alcuni aspetti ingegneristici, e della consigliera Emma Donnini, che nella Città Metropolitana fiorentina ha la delega alla Fi-Pi-Li, attorno alle 14,50 si è concluso la parte  più spettacolare del riposizionamento: quella in cui questo pesantissimo ponte è stato sollevato da una rete di colossali bracci che hanno agito in sinergia per ricollocare il ponte sui propri appoggi. Nel pomeriggio i tecnici hanno poi continuato a operare per calibrare con assoluta precisione eventuali piccoli aggiustamenti successivi.

Come segnala l’Authority, «il delicato cantiere di riparazione è stato coordinato dalla Città Metropolitana di Firenze, ente responsabile del tratto stradale, e ha beneficiato del supporto economico della Regione Toscana, che ha garantito i finanziamenti necessari per la messa in sicurezza e il riavvio dei sistemi». Aggiungendo poi: «Sul campo, l’esecuzione materiale dei lavori è stata affidata ai tecnici di Avr spa, la società che gestisce la manutenzione dell’arteria, i quali hanno operato con tempi serrati per ridurre al minimo i disagi». È da ribadire la rilevanza anche dell’impegno dei Bettarini, il titolare e la “squadra” dei figli per gestire direttamente ogni aspetto di una operazione senza uguali come questa.

Beninteso, la riapertura al traffico non è immediata: adesso il ponte è ricollocato ma deve essere reso di nuovo transitabile con l’asfaltatura, la segnaletica e i test finali. Obiettivo: farcela entro il 27 aprile.

Il pointe del viadotto prima del riposizionamento: una veduta dalla parte opposta, quella lato porte vinciane

Tira aria di una sorta di alleanza sull’asse Firenze-Livorno, e il “governatore” Giani non manca di metterlo in luce: si pensi all’impegno che la Città Metropolitana di Firenze ha garantito tramite l’azione della consigliera Donnini (sindaca di Fucecchio); si pensi a cosa ha fatto la Regione per dare impulso a una riparazione che non andasse alle calende greche. Ma Giani non sarebbe Giani se non facesse riferimento al granduca Cosimo de‘ Medici come l’uomo di governo che, cogliendo l’intuizione del padre con le “Livornine”, destina tanti soldi alla creazione effettiva a Livorno di un grande porto a servizio del Granducato…

Quando il ponte si posa di nuovo sul precedente alloggiamento, il presidente dell’Authority labronica, Davide Gariglio, tira un sospiro di sollievo e scandisce: «È stato un grande lavoro di squadra: noi delle istituzioni, le aziende che hanno lavorato alla risistemazione del ponte, le imprese del porto». Poi torna a ribadire: «Siamo davanti a un grande risultato che tra una settimana restituirà piena accessibilità allo scalo portuale, permettendo la ripresa totale dei traffici commerciali. Questo successo è frutto di un lavoro di squadra esemplare: tutti i soggetti coinvolti (dagli enti locali alle autorità, fino alla società di gestione della strada) hanno operato al massimo delle loro capacità per rispettare gli impegni presi».

Però c’è un “però”, e tanto i due presidenti – Giani per la Regione e Gariglio per l’Authority – l’hanno sottolineato praticamente in coro: ben venga il rapido ripristino dopo il guasto che minacciava di “terremotare” la situazione del porto di Livorno, resta il fatto che «la fragilità dell’infrastruttura» è questione «ancora sul tavolo».

Giani, ad esempio, usa un paragone quantitativo: adesso qui sotto il ponte levatoio passano 800 navi l’anno, agli inizi erano 30-40, sottolinea. In realtà, forse sottostima un po’ – anzi, più di un po’ – l’andirivieni che fin da subito, cioè dall’inaugurazione l’antivigilia del Natale 2003, ha caratterizzato i quattro ponti e il sistema di porte vinciane di questi 300 metri (che Pisa ha sempre cercato di avere in mano per garantirsi lo sbocco a mare per gli yacht della Darsena Pisana lungo il Canale dei Navicelli). Peraltro, anche Gariglio non indica numeri ma rimarca che l’uso degli ingranaggi levatoi è stato man mano assai più intenso di quanto preventivato in  fase di costruzione: «Questa usura accelerata rende ormai imprescindibile la progettazione di un nuovo ponte definitivo sullo Scolmatore».

Il presidente dell’Authority Davide Garuglio, il presidente della Regioe Toscana Eugenio Giani e la consigliera della Città Metropolitana Emma Donnini a bordo della barca appoggio durante un sopralluogo sulla chiatta

In effetti, qualsiasi siano i numeri delle aperture e chiusure dei quattro ponti, c’è da superare l’attuale sistema dei quattro ponti levatoi in una manciata di metri: il nuovo ponte sullo Scolmatore consentirebbe di affrancare l’operatività della Darsena Toscana (e della futura Darsena) dal rischio di rimanere “ostaggio” della vulnerabilità dei quattro ponti mobili attualmente presenti. Il guasto al ponte della Fi-Pi-Li l’ha dimostrato in modo inequivocabile.

Gariglio tiene a far presente come in questi giorni l’Autorità di Sistema Portuale – «sotto la guida della dirigente Cinthia De Luca, responsabile del settore sicurezza – abbia profuso «un impegno costante nel coordinamento delle attività tecnico-operative, operando in stretta sinergia con i terminalisti (Tdt, Sdt e Cilp)». L’intervento – viene messo in risalto – si è reso necessario per «gestire con efficacia le tempistiche di apertura e chiusura dei ponti, garantendo la continuità dei servizi di imbarco e sbarco dei traghetti e la piena funzionalità della sponda ovest». È da mettere in risalto che, «in concomitanza con le chiusure di via Mogadiscio (che rimaneva l’unica via che garantiva il collegamento tra città e porto)», l’istituzione portuale di Palazzo Rosciano ha messo in campo «percorsi alternativi attraverso le aree del cantiere Darsena Europa, scongiurando l’isolamento della Darsena Toscana». Con una sottolineatura extra: per «garantire assistenza immediata durante le fasi di inevitabile congestione del traffico», è stato anche «potenziato il presidio sanitario della Darsena Toscana, estendendo l’orario di permanenza del personale e dei mezzi di soccorso».

Pubblicato il
19 Aprile 2026
di MAURO ZUCCHELLI

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