Livorno, conto alla rovescia per il numero 2 che Gariglio indicherà
Il caso unico di Palazzo Rosciano: la nomina dopo l’avviso e le 55 autocandidature

In primo piano, di spalle, il presidente dell’Authority livornese Davide Gariglio: guarda in direzione del ponte da riparare sulla Fi-Pi-Li. Ora gli servirebbe un altro tipo di “ponte” (politico) per risolvere il rebus della nomina del segretario generale di Palazzo Rosciano
LIVORNO. Il rebus si risolverà il 28 aprile. Non è solo l’anniversario dell’ammutinamento del “Bounty”: a Palazzo Rosciano, sede dell’Authority livornese, è il giorno della convocazione del comitato di gestione e, di fronte ai membri di questa sorta di “consiglio d’amministrazione” dell’istituzione che governa la portualità di Livorno e di Piombino, il presidente Davide Gariglio alzerà il velo sulla designazione del segretario generale. Dirà cioè il nome per il quale propone la nomina al vertice della “macchina” tecnico-amministrativa dell’ente.
L’abbiamo già segnalato: la nomina del segretario generale dell’istituzione portuale labronica è un caso unico. Francesco Di Leverano ha avuto semaforo verde come numero 2 a Bari, pochi giorni prima era stata la volta di Natale Ditel a Trieste; basta tornare indietro di qualche settimana ed ecco Alessandro Becce a Cagliari, Fabrizio Urbani a Civitavecchia e Roberto Mantovanelli a Venezia. In precedenza c’erano stati nello scorso autunno Giuseppe Grimaldi a Napoli, neanche due settimane dopo l’arrivo di Eliseo Cuccaro come presidente, e Tito Vespasiani a Genova in tandem con il presidente Matteo Paroli. Era stato quest’ultimo a alzare un po’ la voce per dire che avrebbe ascoltato tutti ma poi avrebbe rivendicato per sé il potere effettivo di scegliersi il braccio destro. Il resto del lotto dice che a Taranto Raffaella Ladiana è facente funzioni, devono ancora arrivare alla scadenza Luca Lupi a Palermo e Salvatore Minervino ad Ancona (fra non molto) più Fabio Maletti a Ravenna e Federica Montaresi a La Spezia (in autunno); ulteriormente più avanti, Attilio Montalto a Augusta-Catania e Pasquale Faraone a Gioia Tauro.
Livorno è un “unicum”, ma il primo enigma è: il nome di Gianmarco Mancini è sul tavolo ora o no? È il dirigente leghista, ex parlamentare negli anni di Bossi, che il tam tam delle indiscrezioni continua a ripetere esser stato deciso come “pacchetto unico” in tandem proprio con Gariglio, anch’egli ex parlamentare ma dem (di antico blasone della sinistra democristiana). Tant’è vero che nella precedente seduta del comitato era stata data per scontata l’indicazione del nome di Mancini da parte di Gariglio quasi come una pratica burocratica alla quale mettere il timbro e stop: del resto, non è forse vero che al ministero delle infrastrutture, il dicastero vigilante in questo campo, regna la Lega del ministro Salvini e del viceministro Rixi?
C’è da chiedersi cosa ha fatto inalberare Gariglio fino al punto che, benché lo descrivano come prudente e mediatore, al momento di fare il nome di Mancini ha ribaltato i giochi e, caso unico fra tutte le Autorità di Sistema, ha aperto una consultazione che, come ripete semprissimo, non è una selezione né un colloquio di reclutamento e neppure una comparazione di titoli. È semmai una raccolta di autocandidature di persone interessate al ruolo, così da aiutare la scelta del presidente: ne sono arrivate tante, e alla fine 55 di esse sono risultate idonee. Benché la riservatezza sia totale, pare che Gariglio abbia ristretto il ventaglio dei papabili a una lista di cinque o sei per poi effettuare la sua scelta. Non è escluso che l’abbia fatto cercando una qualche forma di interlocuzione con il ministero.

Sopralluogo al cantiere della Darsena Europa: a destra, il viceministro Edoardo Rixi; a sinistra, il prefetto Giancarlo Dionisi, ora commissario in pectore per la Darsena Europa
Peraltro, dalle colonne del “Tirreno” il viceministro Edoardo Rixi – l’ “architetto” dell’accordo che ha portato Gariglio a Palazzo Rosciano – non gliela manda a dire: «Pronti al commissariamento dell’Authority se emergono delle criticità». Al tempo stesso, peraltro, il plenipotenziario del governo sui porti non può ovviamente brandire il commissariamento come un’arma impropria qualora Gariglio indicasse un segretario generale sgradito alla Lega, posto che la nomina per legge spetta al presidente dell’Autorità di sistema proporre e al comitato di gestione poi votare. Rixi dice al quotidiano livornese che lui non intende commentare l’iter scelto da Gariglio e che di quella nomina Gariglio si prende «la piena responsabilità». Aggiunge che aspetta i provvedimenti di Gariglio rispetto a quanto rilevato dall’ispezione ministeriale: ma qui Gariglio sembra farsi forte del fatto che anche il prefetto Dionisi, nell’audizione in commissione, ha chiarito che gli sembrano inefficienze da correggere anziché reati da castigare.
Anche nell’articolato delle risposte alla cronista del “Tirreno”, Rixi la mette giù in maniera meno perentoria, per quanto le parole siano chewing gum: «Se dovessero emergere criticità tali da compromettere operatività e sviluppo, non esiteremmo a intervenire. L’obiettivo non è commissariare ma far funzionare bene le istituzioni cercando di aiutare i presidenti di tutte le 16 Autorità portuali ma garantendo sempre criteri di trasparenza e efficienza». Poi la sberla al Pd: chi mette in difficoltà Gariglio non è il ministero bensì «parte del suo partito, il Pd».
Resta il fatto che su scala locale la Lega pare intenzionata ad andare in pressing su questa partita. Ad esempio, con una durissima interrogazione del senatore leghista livornese Manfredi Potenti, che chiede al governo di accertare le responsabilità dell’attuale presidente, cioè se ha corretto quel che non andava nella gestione precedente, a giudizio degli ispettori. Non solo: Carlo Ghiozzi, capogruppo della Lega a Palazzo Civico, è andato a Cascina a incontrare il ministro Salvini. Il motivo? «Parlare del porto di Livorno», dice lui senza nascondersi dietro un dito, anzi rivendicandolo.
Si ritorna sempre lì con il punto: Mancini o no? Dietro lo scossone dato da Gariglio con l’inaspettata fumata nera c’era, chissà, forse il timore di ritrovarsi solo nominalmente presidente ma con la principale opera pubblica (la Darsena Europa) in mano al prefetto-commissario e con un numero due che in realtà sarebbe stato praticamente un numero “uno bis”, una sorta di co-presidente. Possibile? Potrebbe farcelo credere il fatto che, nell’avviso per raccogliere le autocandidature, precisa in modo assai pignolo i compiti del segretario generale e il perimetro del ruolo che dovrà ricoprire. Possibile che Gariglio, ex parlamentare dem, di fronte a una patata tanto bollente non abbia cercato qualche sponda? A Roma, magari contando sulla galassia di qualche ex Dc di radici piemontesi come lui…
Resta da capire se l’intero fronte del centrodestra vuol fare quadrato sul nome di Mancini o se può esserci spazio per un nuovo nome gradito alla maggioranza di governo. In tal caso: Mancini rientrerebbe poi al fianco del prefetto Dionisi nella struttura commissariale?
Nel frattempo, parlando con i giornalisti a margine del ripristino del ponte della Fi-Pi-Li, Gariglio ha spiegato come si sta muovendo per rimettere ordine sulla base di quanto indicato dall’ispezione ministeriale: una prima bozza è stata inoltrata al prefetto ora commissario e si è sondata la Corte dei Conti. Obiettivo: definire anche come deve avvenire l’ “avvalimento” del personale dell’Authority da parte della struttura commissariale e scandendo le procedure da seguire per puntare a «risolvere quel che c’è da risolvere».
Mauro Zucchelli











